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22 aprile 2014

[GLOSSY IN THE CITIES] IL TAGLIO: LA PAROLA DELL'EPOCA IN CORSO DA NON ASSOCIARE SEMPRE AL DOLORE


Quando ogni anno assisto al battesimo pubblico di parole che diventano frequenti nell'uso quotidiano cerco di non pensarci. O meglio, cerco di capire se quella stessa parola è stata battezzata anche per me.
Ad esempio, il selfie che oramai troviamo tra le tendenze linguistiche periodicamente da un bel po' di anni a questa parte, rientra per un 50% tra le mie attività mensili; un po' per piacere, un po' per gioco e un po' per lavoro. Per citare altri esempi un'altra potrebbe essere networking o blogging.
Ma pensandoci bene ho trovato una parola mia, per essere precisi un'azione, che rappresenta la mia tendenza linguistica totale: l'applico, cerco di percorrerla, la insegua, la bramo e la evito.
Sto parlando del taglio. Per alcuni potrò sembrare strana o autolesionista, perchè generalmente quando parliamo di taglio pensiamo subito a qualcosa che provoca dolore. Io, invece, principalmente associo a questa operazione il concetto di ordine.
Procedo con il taglio quando mi accingo a scrivere un articolo e lo definisco con il mio stile.
M'interesso al taglio quando approfondisco sulla cura delle cuciture di un capo d'abbigliamento.
Desidero un taglio quando vedo e sento i miei capelli diventare ingestibili.
Applico il taglio quando scrivo qui, in questo blog, che ho voluto sforbiciare a mia immagine e somiglianza.
Il taglio, però, non è sempre così positivo. Quest'epoca dettata dalla crisi ha avvicinato, e continua a farlo purtroppo, il termine in questione ad uno degli atti più brutali e di disperazione. Tagliare il budget, il personale, un'azienda o un progetto può significare anche il taglio della vita, della dignità e dell'esistenza personale.  
Cercando di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, in una visione positiva, concludo con il dire che come tutti sappiamo le parole hanno un significato ma il nostro compito ogni giorno è dare loro la giusta angolazione. In fin dei conti è tutta prospettiva, cioè interpretazione con la nostra immaginazione.

18 aprile 2014

[FASHION & LOOK] LIPSY LONDON LA VERSIONE ROMANTICA DELLE SNEAKERS CON GLITTER


Ultimamente sono fissata con le scarpe, in particolare le sneakers. Probabilmente l'avrete capito anche voi... è il tipo di calzatura che preferisco: comoda, versatile e giovanile. Mi permettono di fare chilometri senza soffrire troppo (ieri se non avessi avuto un paio di sneakers ai piedi i quasi 9 chilometri a piedi non avrei potuto affrontarli). Quindi, come avrete capito, consumo sneakers come se non ci fosse un domani. Ammetto che quando sono vissute mi piacciono di più, ma a volte le riduco veramente male al punto da non poterle più indossare.
Così con tanta tristezza, perchè alla fine me ne affeziono, mando un paio in pensione per aprire le porte della scarpiera a questo modello di Lipsy London. Le ho definite la versione più romantica delle sneakers con glitter presenti sul mercato.
Il modello è con suola di gomma bianca, rifiniture rosa cipria e glitter che virano sull'oro rosato. Per me sono una carica di femminilità assoluta, anche se stiamo parlando di sneakers e nell'immaginario vengono definite un po' rudi.
A parte la colorazione che riconduce all'essenza femminile, uno dei particolari che aggiunge questa carica è il laccio. Quello di questa scarpa è leggero e largo, come i fili di raso delle ballerine di danza classica.



Prevedo di abbinarle con jeans, leggings, abiti e gonne lunghe. Si prestano benissimo! Per curiosità: questo paio l'ho acquistato su Zalando ad un prezzo super conveniente. Oltre alla versione alta in caviglia c'è anche quella bassa (che mi sta tentando).
Nel frattempo colgo l'occasione per augurarvi Buona Pasqua e rinnovo l'invito: se dovete acquistare uova di cioccolato fatelo unendo lo scopo umanitario. L'uovo di Pasqua che vedete in foto è dell'AIL, associazione italiana contro le leucemie, linfomi e mielomi.

17 aprile 2014

[FASHION & LOOK] UNA PIACEVOLE SCOPERTA DI NOME KLAMIR THE UNCONDITIONAL DREAM

Ci sono accessori che hanno il potere di un abito: ampio, importante, sublime. Ci sono accessori che riescono a dare personalità a qualsiasi capo basico; e in un certo senso è quello provo a fare ogni giorno.
Probabilmente questa premessa è l'essenza di un brand che ho scoperto per caso. Si chiama Klamir e rappresenta la forma concettuale che ho io dell'accessorio.
Il mood si ispira in maniera sentimentale alla città d'origine della creatrice: forme morbide e sinuose, vicine ai rosoni decorativi ma che, nello stesso tempo, rimandano a definiti giochi di struttura architettonica.
Le linee di pvc si intersecano e ruotano attorno a sfere e cerchi in vetro di Murano creando armonici disegni.
La gamma cromatica degli accessori resta fedele all'uso elegante del nero più dark e del bianco più candido, ma sperimenta nello stesso tempo un arcobaleno di colori come il prugna, l'ottanio e l'arancione.
La creatività degli oggetti è confermata dall'artigianalità di ogni creazione e dall'uso di materiali di alta qualità. Forme e sperimentazioni, contrasti di chiaroscuro e gradazioni di colore: dall'idea al risultato finale.


Non è la prima volta che vedo il pvc come materiale utilizzato per fare moda. Oramai è considerato al pari del filato e può rendere veramente tanto considerando il volume e la resa. A me piace molto e lo definisco più pratico rispetto altri materiali. Attendo i vostri pareri.

15 aprile 2014

[FASHION & LOOK] IL MIO TEMPO È DENARO: ORA POSSO AVERE MILLELIRE AL POLSO

Prima di uscire ogni giorno faccio una cosa ben precisa: indosso i miei tre o quattro bracciali preferiti in un braccio e l'orologio nell'altro. Senza quest'ultimo non potrei uscire senza, mi sentirei nuda. Anche se ho spesso il telefono in mano ed esistono mille accessori alternativi per misurare il tempo, l'orologio rimane uno dei miei accessori preferiti. Ora e per sempre l'orologio rimarrà un mio must have.
Ne ho diversi nel mio cassetto ma alla fine indosso sempre il solito. Poi a volte mi viene voglia di variare, come in questi giorni di primavera tra un temporale e un raggio di sole tra una t-shirt e una felpa pesante. O tra il trench e il giubbotto di pelle.
Perchè il modello che sto per mostrarvi per me sta benissimo con un outfit casual, proprio come negli scatti che vi mostro.


Un incontro tra il presente e il passato perchè come dice lo stesso brand dell'accessorio, Millelire, niente è più moderno del passato.
Il mio modello è Busto d'Italia con cinturino blu. La banconota nasce nel 1982 e raffigura sul recto il ritratto di Marco Polo ripreso da un dipinto conservato nella Galleria Doria Pamphili di Roma. Sul verso invece uno scorcio del Palazzo Ducale di Venezia rappresentato in verticale.
Il biglietto ha avuto corso legale fino al 30 giugno 1995 ed è stato stampato in 2.148.000.000 esemplari. Sembrano lontani i tempi in cui si cantava la famosa canzone "Se potessi avere millelire al mese..." eppure non lo sono. Le monete cambiano ma la concezione di stile resta. Quell'attaccamento al passato lo abbiamo nel sangue.



Io ho sempre pensato che il tempo fosse denaro grazie a Millelire ho avuto una stilosa conferma.

14 aprile 2014

[TEMPO LIBERO] LA MODA NELL'ARTE: LA MIA ANALISI STILISTICA DELLA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA


Con grande piacere ho visitato la blindatissima mostra che custodisce uno dei quadri più famosi al mondo: la ragazza con l'orecchino di perla di Johannes Vermeer. Scrivo blindatissima perchè prima di entrare, oltre a metabolizzare l'onda di turisti inarrestabile, occorre depositare borse e zaini all'ingresso. Per una donna come me che ha il suo mondo nella borsa non è facile ma comunque sia l'ho fatto. Per l'arte questo ed altro.
Ci troviamo a Bologna nel maestoso Palazzo Fava che già di suo è una bomboniera artistica. Affrescato da Annibile, Agostino e Ludovico Carracci, Palazzo Fava, fu definito da Roberto Longhi un romanzo storico capace di comunicare ad apertura di finestra. E credetemi che è così.
Da sola e in assoluto silenzio sono entrata senza nulla tra le mani ma con la sola voglia e l'emozione di ammirare un dipinto unico nel suo genere.
Appena entrata sono stata catapultata in un altro mondo, tra luci soffuse e quadri di diverso genere: dalla storia del Mauritshuis ai paesaggi, dai ritratti agli interni con figure, dalla natura morta fino all'eterno dipinto della ragazza con l'orecchino di perla.
E proprio quest'ultimo mi ha colpito al punto da voler compiere una ricerca personale. Perchè gli elementi principali di questo quadro riportano tutti ad un comune denominatore: la moda. Domani su la Nuova Ferrara troverete un articolo che ho scritto riferito a questo ma nel mio blog ho deciso di andare più a fondo e argomentare bene questo percorso a sostegno della mia eterna tesi: la moda e l'arte continuano, da sempre e per sempre, ad incrociarsi.
Premetto: in Olanda, durante la cosiddetta Golden Age, l'occhio è lo strumento fondamentale della rappresentazione e dell'auto rappresentazione. Si conosce, e ci si conosce soprattutto, attraverso le immagini. E le immagini nell'Olanda di quel tempo, sono ovunque e non soltanto nei quadri: sono stampate nei libri, ricamate su tessuti e tovaglie, dipinte su formelle e poste a decorare tazze e vasi. Le immagini danno il senso di un'epoca straordinaria e per certi versi irripetibile.
Tra queste c'è quella della ragazza del dipinto. Nessuno conosce l'identità dell'avvenente fanciulla che guarda il pittore, e noi comuni mortali, con il fiato sospeso. Una posa che ricorda tantissimo lo stile fotografico nel fashion. Se sfogliate la prima rivista di moda a caso sicuramente troverete molte modelle con quello stile.
Di lei possiamo vedere il volto, intensamente illuminato, e messo in risalto dallo sfondo e dal panno azzurro indossato intorno alla fronte con un prolungamento color senape. Di lei, però, non sappiamo la nazionalità, anche se dagli indumenti indossati si ipotizza un'origine esotica. Sicuramente l'idealizzazione di questa fanciulla e il suo insolito abbigliamento danno al dipinto un carattere di atemporalità e di mistero. Un'aura di pace e di armonia che appare come un momento arrestato nel tempo.
I due elementi più vistosi del quadro di Vermeer sono la perla dell'orecchino e il copricapo costituito da un panno giallo tenuto fermo da una fascia di stoffa azzurra che cinge la fronte. La ragazza, come si vede dal quadro, indossa anche una giacca giallo-verde di cui non è facile risconoscerne il tessuto; probabilmente si tratta di una stoffa di lana. Spesso tale indumento è considerato parte dell'abbigliamento esotico della fanciulla, ma in realtà altro non è che una tipica giacca dell'epoca: le maniche lunghe, con cucitura alta e un'arricciatura sul dietro erano di moda nel decennio 1660-1670, quando il ritratto fu dipinto.
E poi c'è quest'orecchino di perla, eterno accessorio femminile, che dona luce all'immagine e femminilità; quest'ultima donata solo dall'orecchino poichè dai suoi tratti - addirittura senza ciglia e sopracciglia - non riusciamo a capirne la particolarità.
Si presuppone che quella perla, così grande e imponente, non sia vera. All'epoca - come oggi del resto - le perle vere di quella dimensione se le potevano permettere solo i ricchi. Quelle a basso costo erano trattate per farle splendere e una delle città in cui si facevano queste lavorazioni era Venezia.
Neppure il turbante, così come la grande perla, era un ornamento abituale per una ragazza olandese del Seicento. Tante curiosità che non sono lì per caso. Così come non è un caso il fatto che nella vita di Vermeer c'è un'influenza legata alla tessitura: lui è originario di Delft capitale dei tessuti e suo papà era un grande lavoratore che oltre a tante altre attività, per sostenere economicamente la famiglia, si occupava anche di seta.
Il dipinto, così tutta la mostra, sarà aperta fino al 25 maggio. Vi consiglio di andare a visitarla anche solo per questo quadro. La ragazza con l'orecchino di perla, con la Gioconda di Leonardo e L'urlo di Munch, è unanimemente riconosciuta come una delle tre opere d'arte più note, amate e riprodotte al mondo.