Le mie elucubrazioni sulla nomina di Anna Wintour a direttore a vita di Vogue US

Sto scrivendo questo articolo con un sottofondo speciale, “Dream a little dream” di The Beautiful South da una playlist scelta a caso su Spotify. Questa canzone mi riporta a Parigi, ad uno dei miei film preferiti, alla leggerezza con cui occorre prendere la vita e alle notizie bomba che ti fanno inevitabilmente sognare.

Anna Wintour è stata nominata direttore a vita di Vogue US. Per una giovane giornalista come me che vive in Italia non significa molto. Forse.
Per me che non scrivo di moda nel termine più puro da qualche mese, da quando poi mi sono buttata sul biomedicale (e che alla fine mi è piaciuto più della moda), non dovrebbe contare molto. E invece… conta ancora.

Il dettaglio che mi ha fatto pensare è rilevante: le donne nell’editoria, a quanto pare nella moda, hanno potere.
Se penso all’eredità intellettuale che ha lasciato Franca Sozzani, il più famoso e più importante Direttore di Vogue Italia ad oggi, dopo la sua morte fa venire i brividi. Se penso a tutto quello che muove Anna Wintour ad suo cenno di sopracciglio mi sale l’euforia. Insomma, mi dona speranza. C’è chi si emoziona solo sfogliando Vogue, io mi emoziono se qualcuna a cui posso sentirmi vicino per esperienza ed interessi ce la fa.
Franca e Anna, entrambe innovative, hanno dettato e determinato il giornalismo nella moda e io non posso che esserne felice perché in fondo, ma non così tanto in fondo, se qualcosa cambia poi ne beneficiamo tutti. Non sarà un cambiamento totale e percettibile, ma è pur sempre un cambiamento. Una strada maestra, un esempio da seguire oppure solo da studiare e poi stravolgere.

Oggi questa notizia mi ha fatto pensare tantissimo e mi ha tentato al ritorno, ma io dalla moda starò ancora lontana per un po’. Non potete capire come questa decisione mi rattrista il cuore ma da quando la mia tastiera ha toccato altri settori che forse ho sentito più vicino al mio essere preferisco così.
Quando scrivevo di moda, prima di aprire bocca, l’etichetta che mi veniva cucita addosso era superficiale o antipatica se mi andava bene. Se mi andava male c’era il resto che preferisco non citare.
Io non sono né superficiale e né antipatica o altro di negativo, ma se fai parte di un mondo dove tutti sembrano così allora ti definiscono tale. Io odio i luoghi comuni ma un po’ li capisco e perdono chi mi ha tacciato in un certo modo.

Per il momento rimango in un limbo: mi informo come ho sempre fatto, gioisco per questi traguardi altrui e mi preparo per un futuro che verrà.
Se scriverò ancora di moda lo farò a modo mio, con il mio stile e con una maturità diversa rispetto a qualche anno fa. Perché io non sono più la stessa e perché chi mi/ci legge è stanco degli stessi contenuti. Non è più disposto a leggerli e tantomeno a pagarli.

Del resto come dico sempre io volere è potere ma l’importante è sapere cosa realmente volere.

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