Ho intervistato una fidanzata in affitto: la nuova frontiera delle emozioni liquide

Ricevo la mail di Federica (nome di fantasia) in un caldo pomeriggio di inizio luglio. Ricordo che stavo lavorando su un progetto importante, ero molto presa, ero sul pezzo, quando nella mia casella di posta elettronica è comparso un messaggio dall’oggetto inconsueto: “Mi puoi intervistare?”.
Inizio a leggere il testo della mail con estrema curiosità.

Gentile Francesca, 
seguo da molto tempo la tua attività di giornalista, blogger e web editor, vorrei che mi intervistassi. Sono una fidanzata in affitto e il mio desiderio è quello di raccontare l’idea che ho avuto dall’inizio del 2018. Voglio che lo faccia tu perché mi piace come scrivi e come racconti ciò che ti circonda. Possiamo vederci o sentirci?

Ti ringrazio.
Federica

 

Ho immediatamente sottolineato nella mia testa le parole che spiccavano in quella richiesta: fidanzata in affitto. Fidanzata-in-affitto. Ma di cosa stiamo parlando? Senza pensarci troppo ho risposto a quella mail in maniera affermativa accettando di fare questa intervista. Il desiderio di approfondire è tanto ed era tutto mio.
Siamo veramente arrivati al punto di affittare una fidanzata? E per quale scopo? Chi farebbe mai una cosa simile? La mia curiosità di donna e giornalista era tanta e dovevo colmarla.

Incontro Federica in un bar vicino il mio ufficio qualche settimana dopo aver ricevuto la sua richiesta. Le do appuntamento in un luogo pubblico perché fino all’ultimo ho pensato di essere vittima di uno scherzo, in caso potevo alzare i tacchi e andarmene senza storie inutili. Ho capito però che uno scherzo non era quando mi sono trovata di fronte una ragazza che poteva essere la mia vicina di casa. Con la sua faccia da brava ragazza era già seduta al tavolo che mi aspettava. Si vedeva che era un po’ in ansia. Quel giorno indossava jeans, t-shirt e un paio di espadrillas. La borsa media sul tavolo era di un blu cobalto che s’intonava benissimo con i suoi jeans skinny.
Capisco che lei è Federica perché il loop in cui era finita la vedeva guardare la porta, l’orologio e il telefono in continuazione: nel giro di qualche secondo l’avrà fatto più di una volta contemporaneamente.
Mi avvicino e le chiedo: “Ciao, sei Federica?”
Tirando un sospiro di sollievo mi risponde “Ciao, sì sono io. Tu sei Francesca vero?”. Annuisco mentre mi siedo di fronte a lei. Cerco di metterla a suo agio chiedendo di ordinare qualcosa da bere. Optiamo entrambe per una Coca Cola con ghiaccio e limone; con aggiunta della cannuccia per me, come sempre.

Tiro fuori dalla mia business bag penna, moleskine e ventaglio; quest’ultimo è un accessorio a cui non rinuncio d’estate. Inizio a fare quello che mi ha chiesto e cioè intervistarla.

Federica, perché hai voluto che t’intervistassi?
“Voglio raccontare quello che sto facendo ora anche se ti chiedo di omettere il mio nome e di condividere meno dettagli possibili sulla mia persona. So che è nel tuo stile farlo, cioè descrivere minuziosamente, ma vorrei proteggere la mia identità perché so che questo è qualcosa che potrebbe far parlare, insomma creare discorsi e pettegolezzi inutili”.

E allora dimmelo tu, mi hai scritto dicendomi che fai la fidanzata in affitto. Cioè?
“Sono una ragazza che viene contattata da ragazzi, perlopiù della mia età, che desiderano trascorrere del tempo con una persona senza instaurare un legame. Possono chiamarmi senza un motivo in particolare, ad esempio per un gelato la domenica pomeriggio, oppure per un’occasione speciale come un matrimonio o un evento in famiglia. Insomma, sono una fidanzata in affitto anche se non mi faccio pagare. Non lo faccio per soldi credimi, ma perché non ho ancora trovato l’anima gemella. In questo modo conosco ragazzi, faccio un piacere a loro e anche a me!”.

Quindi fammi capire, tu esci con ragazzi che ti contattano fingendo di essere la loro fidanzata?
“Esatto!”

E lo fai per conoscere ragazzi…
“Sì, in parte. Mi sono ritrovata in questo ruolo da quando è finita la mia ultima storia alla fine del 2017. Ero molto legata al mio fidanzato, stavamo insieme da tre anni, ma lui di punto in bianco ha deciso di troncare. Gli ho chiesto spiegazioni e l’unica motivazione che mi ha dato è stata una frase triste che poi mi ha fatto pensare: voglio sentirmi libero.
Da quel giorno in me sono nate diverse tesi a riguardo: gli uomini, non tutti, quando s’imbarcano in un rapporto si sentono oppressi e finiscono per scoppiare. Alcuni hanno il coraggio di uscire da quel rapporto come ha fatto il mio ex, altri invece si prendono dei momenti di svago tradendo una o più volte. Così ho detto basta, non voglio più investire in un rapporto. Voglio evitare di starci male ma donare a me stessa e alla persona che mi sceglie un momento di condivisione. Uno solo”.

Forse il tuo rapporto è finito perché non facevi respirare il tuo ragazzo oppure perché semplicemente non era la persona giusta. C’hai mai pensato?
“Forse è così, ma forse non lo è. Il mio ragazzo era libero di fare e di andare dove voleva, piuttosto non viveva bene il legame. La responsabilità. Il senso di ritorno da me. La routine. Una serie di elementi che pesano nella maggior parte degli uomini oggi”.

Ipotizziamo che tu abbia ragione, ma a questo punto non è meglio stare da soli che vivere in un surrogato di emozioni ogni volta con un ragazzo diverso?
“Sono sola, non sto con nessuno, vivo la mia solitudine, ma in comune accordo con questi ragazzi vivo anche delle parentesi che potrei fare solo se fossi legata a loro nei primi giorni della storia quando tutto va a gonfie vele. Ogni uscita è magica e piena di adrenalina perché non ci conosciamo e poi tutto finisce nella stessa giornata in cui ci salutiamo. È una boccata di aria fresca capisci?!”.

Come conosci questi ragazzi? Quanti anni hanno? Con quanti ragazzi sei uscita finora come fidanzata in affitto?
“Li conosco di persona quando vado a bere qualcosa nei locali oppure online. Spiego loro che sono una fidanzata in affitto e che mi possono chiamare per un’uscita senza impegno, oppure possono chiamarmi se hanno bisogno di presentare la ragazza in famiglia. Per fare ciò ci vuole anche un po’ di bravura perché bisogna improvvisare e immedesimarsi nella situazione. Finora è andata benissimo e mi sono divertita. Fino ad oggi sono uscita con una ventina di ragazzi e la loro età va dai 25 ai 35 anni”.

Quindi tu mi vuoi dire che hai finto di essere la ragazza di un uomo e ti sei ritrovata nella classica situazione della presentazione in famiglia. Giura!
“Te lo giuro. Ho dovuto farlo perché la famiglia di questo ragazzo pensava che fosse gay. Non lo vedevano mai con una ragazza e allora ha deciso di chiamarmi per evitare le solite frasi che le madri, le nonne e le zie fanno quando non c’è traccia di una storia. È stato divertente perché in quell’occasione nessuno ha immaginato che non fossi la fidanzata. Lui non vuole avere fretta, non ha trovato la persona giusta proprio come me”.

Ok, ma in quelle occasioni così particolari o nelle uscite in generale come vivi il contatto fisico?
“Prima di tutto ho deciso di non andare a letto con i ragazzi con cui esco, è una regola che mi sono imposta, anche se con uno è successo perché mi piaceva e io piacevo a lui. Il contatto fisico si limita alla mano nella mano o alla carezza. Tanto di fronte alla famiglia a nessuno verrebbe mai l’idea di baciare la propria ragazza, questo fa parte dell’intimità”.

Con il ragazzo con cui sei stata a letto, visto che vi piacevate, perché non avete continuato a frequentarvi? Perché non sei uscita dalla modalità fidanzata in affitto?
“Perché in realtà non voglio uscirne. Ora mi sta bene così. Sto bene così e faccio star bene coloro che non desiderano avere un rapporto stabile ma vivere solo un momento come fidanzati”.

Sai Federica, io non ti giudico e mi limito ad ascoltarti, ma non hai paura di farti inghiottire da un film che hai messo in atto forse come difesa verso il mondo dei sentimenti?
“A questa domanda ora non so risponderti, forse sì. Ora però non voglio pensarci…”.

Questa domanda l’ha messa in difficoltà, ritorno nei suoi binari.

Qual è la situazione o l’uscita più strana che ti è capitata?
“L’uscita con un ragazzo che mi ha portato a cena. Prima d’iniziare la cena mi aveva fatto indossare un anello perché diceva che così gli sembrava più reale la situazione”.

Non hai pensato che fosse uno svitato? E per l’appunto non hai paura che gli uomini che ti contattano siano dei disagiati emozionali? 
“Riguardo al ragazzo di cui ti ho raccontato prima sì l’ho pensato, però dopo parlandoci ho capito che era incapace di fare il primo passo con una ragazza, di corteggiarla, e allora ha preferito uscire con me. Forse l’ha presa come prova. Invece rispondo alla tua seconda domanda: oggi abbiamo tutti problemi con le emozioni dei sentimenti. Chi più e chi meno. Chi sono io per giudicare?”

Quando smetterai di fare la fidanzata in affitto?
“Quando incontrerò l’uomo della mia vita. Forse lo incontrerò proprio in una di queste uscite. Chi lo sa?!”

Tiro su con la cannuccia l’ultimo sorso di Coca Cola dal bicchiere, prendo le mie cose e mi dirigo alla cassa per pagare. Saluto Federica e la ringrazio per avermi fatto conoscere uno spaccato sociale che mi mancava. Le porgo la mano e un ultimo sguardo: nel suo cuore c’è malinconia ma anche un pizzico di egocentrismo. Uno spirito di avventura tipico dei nostri tempi.

Dopo aver finito quest’intervista sono tornata a casa con la consapevolezza che l’epoca in cui viviamo è contraddistinta dalla velocità, dall’apparenza e dalla voglia di vivere un’esperienza anche se finta. Per ora va così. E forse questo è solo l’inizio.

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