Chi critica le fashion blogger non ha capito nulla del mondo (digital e fashion)

francesca_succi

Nelle ultime settimane ho assistito con grande interesse la diatriba giornaliste di moda vs fashion blogger. Ciclicamente queste due categorie di professioniste – e non a caso le definisco tali perché rispetto il lavoro di tutti – si punzecchiano per pepare i sapori nel mondo della moda. Altrimenti che noia sarebbe?!

Ogni giorno, poi, mi tocca mandare giù l’ignoranza dilagante di chi generalizza e appena sente “Giornalista, Consulente e Blogger”  alla parola blogger (di moda) – o più comunemente fashion blogger – mi guarda schifata o scandalizzata; neanche avessi detto nullafacente. Anzi, forse se dicessi nullafacente scatenerei meno scalpore.

Comunque sia in questo momento mi sento nella posizione di dover scrivere questo post per chiarire qualche punto sul mio lavoro e su quello di alcune mie colleghe. Non posso generalizzare, non lo faccio mai io, perché il capitolo blogger è talmente ampio e personale che andrebbe affrontato caso per caso. Sul mio blog, però, posso raccontarvi il mio di caso e dirvi che quando mi definisco – anche!!!!!!!! – blogger mi sento onorata di esserlo. Perché questo mi ha portato alla veneranda età di 31 anni a capire la mia strada professionale già quando ne avevo 25, ad essere autonoma economicamente (cioè vivere da sola senza gravare su nessuno) e a lavorare in un settore che amo perché lo sento mio fino all’ultima sfumatura.

Quindi:

1. Non lo ripeto più. Nasco come giornalista, divento blogger nel 2011, mi laureo (quindi finisco l’Università che per me è stato un percorso importante) e proseguo il mio percorso nel mondo del lavoro; perché io mi sono sempre data da fare unendo studio e lavoro nel mio settore di appartenenza.
Ho deciso di diventare blogger con un mio prodotto editoriale perché prima di tutto ho capito sin da subito la rivoluzione che stava avvenendo nel mondo della comunicazione, in particolare nel giornalismo, e poi perché ho voluto dare sfogo alla mia indole. Chi ancora oggi ignora questo processo, e non riesce a capirne le potenzialità con le relative conseguenze, non ha capito nulla e continuerà a non capire. Ma non è un problema mio!

2. Il blog per me è un bigliettino da visita e non solo. Fa parte di una strategia personale che unisce la passione per la scrittura, una pianificazione in termini di SEO e un progetto di continua sperimentazione. Tant’è che ho aperto le porte del mio blog anche ad altri giovani web editor per offrire più contenuti a voi, ma soprattutto per creare un team che condivida il mio modo di vedere il blogging. Nel capitolo “non solo” significa che io grazie al blog valuto anche collaborazioni professionali che studio insieme al cliente, oppure, valuto richieste di altre agenzie di comunicazione per i loro clienti. E ovviamente non “bloggo” solo per questo.

3. Grazie a questo blog io so com’è questo settore. Ciò significa che riesco a rapportarmi benissimo con gli altri colleghi blogger, a livello generale, e quando un cliente ad esempio mi chiede consulenza e ha bisogno di creare situazioni con queste figure professionali ho le competenze per poter valutare una serie di criteri. Vivere in prima persona qualcosa è la migliore soluzione per poi muoversi e lavorarci, non credete?!

4. Grazie a questo blog e al fatto che la mia professione si basa sulla scrittura, oggi ho anche collaborazioni come ghostwriter; cioè sono una scrittrice fantasma.

5.  La mia firma attualmente è più conosciuta come blogger che come giornalista, perché anche se ho collaborato per anni come giornalista – e dico la verità mi piacerebbe continuare a farlo – il blog mi ha permesso di esprimere la mia opinione su tutti i fronti di mio interesse in maniera libera e personale.

Quindi perché dovrei rinnegare, dimenticare o cancellare il mio status di blogger? Non lo farò mai!

Detto questo voglio anche aggiungere un altro aspetto. Oggi i blogger, soprattutto nella moda, rappresentano una buona fetta di mercato nel mondo della comunicazione. Mi spiego: riescono a fatturare grandi cifre, a muovere l’opinione generale su un particolare prodotto o un’intera collezione. Insomma, diatribe o critiche pungenti a parte, i blog sono destinati a durare nel tempo in una continua evoluzione in termini di strumenti e contenuti. Non lo dico io perché ci sono dentro, lo dimostrano i fatti. Ci sono dei numeri che sostengono la mia tesi.

A tal proposito vorrei leggere l’opinione di blogger che mi seguono, di chi apprezza o ci disprezza.

Sentiamo, io sono tollerante, leggo ma vado sempre per la mia strada.

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