Festivaletteratura a Mantova dal 7 all’11 Settembre. Quest’anno compie 20 anni!

Mettere scrittori e lettori in uno stesso discorso, questa senz’altro è l’unità di base su cui si regge ancora oggi la grammatica del Festival. Traducendo una fortunata formula anglossassone, Festivaletteratura ha annullato le distanze tra chi scrive e chi legge senza confondere i ruoli e ha aperto una relazione a doppio senso di percorrenza. In ogni incontro gli autori sono chiamati a mettersi in gioco di fronte a un pubblico che ascolta, chiede, rilancia. Attraverso questa formula semplice e oggi ampiamente diffusa, Festivaletteratura ha saputo soprattutto intercettare e dare espressione a un sentito bisogno di confronto su questioni che la letteratura – e non solo quella – propone e mette in discussione.

Festivaletteratura è diventato con soddisfazione anche un terreno dove vengono concepiti nuovi progetti destinati a svilupparsi altrove. Dagli incontri più o meno casuali tra gli scrittori presenti a Mantova nascono spesso idee per l’anno successivo o si iniziano a pensare libri, spettacoli, persino festival letterari che vedranno la luce lontano da Mantova. Il clima che si respira fa bene agli scrittori, e peraltro gli scrittori restano i migliori e più convinti ambasciatori di Festivaletteratura nel mondo.

Festivaletteratura ha in qualche modo anche riscritto la città: ha colto la vocazione dei suoi spazi storici e li ha restituiti alla loro funzione civile, ne ha interpretato la misura urbana come dimensione ideale per favorire il dialogo e la prossimità. Sono 160 i luoghi che in vent’anni il Festival ha aperto agli incontri: Mantova ne è così uscita con una mappa completamente nuova, e forse con una coscienza diversa.

Perché seguirlo?
Il festoso corteo con cui si è pensato di accompagnare questa speciale ricorrenza si è avviato già da febbraio di quest’anno: scrittori e artisti sono scesi a Mantova – insignita del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2016 – per colorare di Festival già i mesi invernali e primaverili di questo ventesimo anno. E la ventesima edizione di Festivaletteratura si aprirà proprio con una grande, travolgente sfilata per le vie della città imbandierate a festa: per domenica 4 settembre sono attesi a Mantova da tutto il mondo molti dei 5000 volontari che hanno dato vita ed energia al Festival dal 1997 ad oggi. Musiche, canti, manifestazioni di gioia, tripudio di coriandoli e di fazzoletti agitati al vento per salutare e dire grazie a chi si è fatto blu per Festivaletteratura, a chi – tolta la maglietta – ha fatto tesoro dell’esperienza del Festival in nuovi, entusiasmanti progetti. Chiusa la parata – che sarà preceduta sabato 3 settembre a Palazzo San Sebastiano da un’anteprima con Jonathan Safran Foer , tornato al romanzo dopo undici anni – il Festival tornerà alla sua sorprendente normalità, nei canonici cinque giorni che quest’anno vanno da mercoledì 7 a domenica 11 settembre, ponendo la letteratura al centro e facendone ancora una volta lo spazio in cui ritrovarsi.

Il filo conduttore di Festivaletteratura resta la scrittura, e in questa edizione per molti narratori si tratta di una scrittura radicata nella vita: prima di tutto personale e identitaria, con memoir e microstorie, saghe familiari e auto-fiction. Nell’assenza di coordinate certe nella contemporaneità, la letteratura si offre per molti autori come uno strumento per trovare un posto nel mondo, per ricollocare la propria esperienza. Ecco arrivare al Festival autori come l’irlandese Edna O’Brien, i Premi Pulitzer americani Roger Rosenblatt e Philip Schultz, la vincitrice del Prix Goncourt Lydie Salvayre, Charlotte Rampling e Dany Laferrière, autore di romanzi d’impronta autobiografica e primo scrittore di origine haitiana a diventare accademico di Francia; la francese Linda Lê e l’irlandese Maggie O’Farrell che parleranno di maternità e la giovane scrittrice Louise O’Neill, autrice di un distopico romanzo che ha profondamente scosso il pubblico anglosassone.

Anche gli autori del passato offrono le domande giuste da rivolgere al proprio tempo, e dunque, nell’anno delle celebrazioni shakespeariane, Jeanette Winterson e Howard Jacobson tornano al Festival per portare la propria riscrittura rispettivamente di Il racconto d’inverno e Il mercante di Venezia, mentre un’articolata antologia shakespeariana è al centro del recital della poetessa Patrizia Cavalli. Cees Nooteboom si raccoglie in meditazione sulle tombe dei poeti, Senel Paz si confronta con Garca Marquez, lo scrittore argentino Alan Pauls con Jorge Luis Borges. L’accademico di origine libanese Amin Maalouf cerca di delineare, in un dialogo con il pensiero dei grandi dell’Académie française, il profilo di un’identità francese oggi più che mai in evoluzione, in un anno in cui al Festival la presenza d’oltralpe è particolarmente significativa (tra gli altri, Christophe Bataille, Sorj Chalandon, Christophe Léon e Guillaume Musso). Nello stesso solco si colloca l’intima lettura di Nanni Moretti del romanzo epistolare Caro Michele di Natalia Ginzburg, nel centenario della nascita della scrittrice.

Al racconto della moda nella letteratura italiana di Otto e Novecento è dedicata la biblioteca elegante, curata da Luca Scarlini e realizzata in collaborazione con la rete dei sistemi bibliotecari della provincia di Mantova e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze: se è conosciuto l’apporto delle avanguardie e correnti artistiche allo sviluppo di una delle più grandi avventure creative e industriali del nostro Paese, meno noto lo è il contributo dato da grandi scrittori, tra cui Alberto Arbasino, Lucio Mastronardi, Irene Brin, Gabriele D’Annunzio, Mario Soldati.

Infine, per festeggiare questo passaggio dei vent’anni, il Festivaletteratura ha invitato grandi scrittori a tornare, tra cui Julian Barnes, Jonathan Coe, Jay McInerney, Alain De Botton, e – con la complicità di Federico Taddia – ha chiesto a venti degli autori ospiti di raccontare il libro che ha accompagnato i loro vent’anni, che ha permesso a ciascuno di loro di prendere coscienza delle aspirazioni, dei sentimenti e delle paure che attraversano quell’età, il libro la cui sola lettura segnava allora (o ancor oggi) l’ingresso ufficiale nella gioventù. Beppe Severgnini ricorderà invece gli amici assenti, tutti gli autori che sono passati al Festival e che oggi non ci sono più, attraverso le immagini e le registrazioni video conservate presso l’Archivio di Festivaletteratura.

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