Chi non risponde alle proposte di lavoro via mail è un maleducato

Parliamo di lavoro, parliamo di proposte di lavoro e parliamo di mail che ogni giorno viaggiano dalla nostra mail fino al destinatario prescelto. Il post che state leggendo non vale solo per i freelance come me che ogni giorno si mettono alla prova creandosi opportunità lavorative in proprio, ma anche per chi cerca lavoro dipendente inviando semplicemente un curriculum all’azienda; ovviamente, in linea con la tendenza del momento, senza ricevere risposta.

La non-risposta è proprio la brutta moda del momento. Vi fate in quattro per scrivere una bella mail di presentazione di voi stessi e del progetto, allegate tutto il necessario per rendere la proposta accattivante, premete invio trattenendo il fiato e incrociando le dita virtualmente e ciò che ricevete dopo minuti, ore e giorni è solo il silenzio. Invece di una risposta, anche semplicemente di conferma di avvenuta ricezione della mail o di circostanza, il silenzio è l’atteggiamento più usato.

Io la penso così ed è per questo che ho deciso di scrivere questo post: fino a quando si userà il silenzio come arma contro il silenzio non cambierà nulla. Tutti si sentiranno liberi di ignorare in modo maleducato, perché per me questo rientra nella maleducazione più totale, il lavoro degli altri.

Tu che hai ricevuto qualsiasi proposta di collaborazione e non hai risposto ti dico con tutta sincerità che non c’hai fatto una bella figura e non hai fatto fare una bella figura anche all’azienda che rappresenti.
È inutile riempirsi la bocca di personal branding se poi non si curano gli elementi basilari dell’immagine personale. É inutile utilizzare foto patinate di se stessi sui social se poi quello che traspare da queste azioni è una grigia realtà.

Rispondere a questo tipo di mail a mio avviso rientra nell’ottica del customer care. Eh sì, e ora ti spiego il perché: io che invio una mail di collaborazione sono prima di tutto una persona che potrebbe essere un potenziale “cliente”  – in tutte le sfumature del caso – dell’attività a cui sto scrivendo che ha il potere di passare la parola della mia esperienza, nel bene o nel male.
É scientificamente risaputo che l’esperienza positiva con gli altri, in qualsiasi ottica, nell’essere umano rientra nella normalità (in un mondo che sta andando a rotoli è ancora così, per fortuna!). Invece, l’esperienza negativa scuote di più il nostro “Io” interiore al punto da farci agire di conseguenza. Ognuno di noi agisce in maniera diversa sulla base di determinati fattori e criteri (età, sesso, cultura, area geografica…).

Detto questo, la mia regola lavorativa è la seguente: nel giro di una settimana qualsiasi persona ti scrive – anche solo per un complimento – ha il diritto di ricevere una risposta. Il tempo che mi ha dedicato una persona equivale ad altro tempo che devo utilizzare io per rispondere. E ciò non significa rispondere sempre sì.
No, significa semplicemente rispondere, perché è educazione farlo.

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