La vita da telegiornalista è fatta di conduzioni, ma anche di casting: la mia esperienza in Rai

Francesca Succi_Rai

Chi mi conosce bene lo sa: sono testarda, ambiziosa e molto critica nei miei confronti. Questo forse lo sa pure chi non mi conosce benissimo perché si percepisce al primo battito di ciglia; le mie.

Mercoledì, dopo la bellissima serata condotta a Ferrara, sono partita all’alba da Carpi. Destinazione? Il paese delle meraviglie per ogni comunicatore e appassionato di moda: Milano. Più precisamente in zona Sempione, negli studi Rai.

Me l’hanno chiesto un po’ tutti: cosa sei andata a fare in Rai?

Qualche settimana fa avevo mandato la mia candidatura come analista per il programma TvTalk. Per chi non lo conoscesse si tratta di un programma di critica televisiva dove regna la qualità: si fa analisi, si fa dibattito e non c’è traccia di trash. Io l’ho sempre seguito, sono una twittatrice compulsiva durante la tramissione (con il risultato di essere ritwittata da loro tante volte e li ringrazio), e lo considero un programma geniale. Insomma, un buon punto di partenza come vetrina nazionale.

Gli analisti di TvTalk, per intenderci, sono quei ragazzi seduti nella parte sinistra dello studio, in genere molto giovani e appassionati delle dinamiche televisive, che vengono consultati dai conduttori per snocciolare opinioni sui temi della puntata. Rappresentano le persone della porta accanto.

Dopo qualche giorno dall’invio della mia candidatura ho ricevuto una bellissima risposta: sei stata scelta e puoi partecipare al casting che si terrà negli studi Rai. Insomma, una prima scrematura l’avevo superata.

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Sono partita da Carpi con molta carica, probabilmente dovevo consumare ancora l’energia della sera prima. E lo sono stata per tutta la durata della mia permanenza a Milano, poi tornata a casa sono crollata dalla stanchezza. Durante l’attesa con un centinaio di ragazzi, ho provato a capire i profili degli altri aspiranti, ma solo per una analisi mia su chi avevano convocato.
C’erano giovani, alcuni ancora studenti universitari, altri appassionati e altri ancora con esperienza nel settore alle spalle.

Non dico che mi sono sentita un pesce fuor d’acqua… ma quasi. Mi spiego meglio: sono giovane però avendo cominciato presto a lavorare – e ovviamente studiando contemporaneamente – in questo momento della mia vita mi sento matura a livello professionale. Sono sicura delle mie competenze, anche se devo ancora perfezionarmi.  Una cosa è certa: ho definito il mio stile, devo renderlo sempre più riconoscibile e personale.

Quindi il mio senso critico come un campanello d’allarme – molto spietato nei confronti di me stessa – mi stava facendo venire dei dubbi: ma io che c’azzecco? Forse sono troppo esuberante per questi profili. Forse devo puntare direttamente alla conduzione anche sul nazionale (ma non è facile). Forse, forse, forse il ruolo di analista mi potrebbe andare stretto.

Dopo un po’ di attesa ho sostenuto il provino in gruppo e mi sono divertita. Mi sono presentata, ho parlato di quello che mi piace in tv (reality tra cui Pechino Express al momento + analizzare il fondo del trash) e sono stata me stessa davanti alla loro telecamera; come quando mi vedete condurre in altre situazioni.

Chiusa la parentesi provino ho approfondito la conoscenza con alcuni ragazzi del casting che mi hanno fatto trascorrere un momento piacevole. Insomma, il luogo comune che ci si strappa i capelli a vicenda durante i casting è stato sfatato. Almeno io non sono così.

Vi annuncio già che non mi vedrete tra gli analisti perché mi hanno comunicato che dovendo scegliere su determinati criteri, e quindi infoltire il gruppo già esistente, io non facevo al caso loro. Sono stati molto gentili  e infatti per questo continuerò a seguirli.
Non ci sono rimasta male, credetemi. Ho solo capito che probabilmente questo non faceva per me, anche se amo la scatola magica che ho a casa.

Comunque sia avere un pass temporaneo con il mio nome targato Rai, entrare sbirciando negli studi televisivi in costruzione e sostando nella redazione davanti alla porta chiusa di un programma nazionale non ha prezzo. Mi sono sentita fortunata solo per questo. Come ho già detto sui miei social sono felice perché le esperienze insegnano e sono contenta per come è andata. Ho comunque vissuto una emozione in più: l’ansia pre-casting, la salivazione a zero già alla soglia della porta, i battiti del cuore in accelerazione prima di presentarmi… Eh sì, mi emoziono forte.

Per me è già così un successo personale, ora il mio curriculum è anche in Rai. E poi, secondo voi, mi arrendo al primo no?

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