Periscope: è streaming mania. L’on demand viaggia sempre di più sul web!

Periscope

La mia vita, oltre all’amore, al cibo e al lavoro è contraddistinta anche da diverse applicazioni salvate sull’Iphone, l’Ipad e l’Ipod (sono Appleiana o Jobsiana? Sì, lo sono e pure convinta perché iOS migliora le abitudini quotidiane).

Nel bouquet giornaliero di applicazioni, da qualche settimana, ho aggiunto Periscope.

Cos’è?
Periscope è un’applicazione per trasmettere in diretta video con il supporto social streaming di twitter.

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Come funziona?
Ogni account è un canale web dove poter mandare in onda i propri contenuti video senza limiti di tempo e spazio. Si scarica l’app, ci s’iscrive attraverso twitter e s’inizia a trasmettere video attivando la camera anteriore o posteriore di uno smartphone o tablet.

Cosa ne penso?
Dopo tre trasmissioni gestite su temi diversi (cibo, accessori e benessere), tutti riconducibili al blog, le mie prime impressioni su Periscope sono positive: facile, intuitivo, immediato, interattivo e senza limiti di tempo. Chi si unisce alla diretta può interagire attraverso la chat oppure timidamente definire la preferenza alla trasmissione attraverso i cuori che sono paragonabili ai like di facebook. I cuori per Periscope servono per l’indicizzazione del profilo: più hai cuori e più sei popolare e ovviamente sarai facilmente reperibile tra le ricerche come Periscope-Star. Inoltre, le trasmissioni video, tra quelle recenti, possono essere viste e riviste anche in replica (e ogni utente tramite il suo account può controllare chi ha rivisto in replica la trasmissione).

Limiti
Uno dei limiti sicuramente è che ad oggi il social con cui potrete essere avvertiti delle dirette di un account – a parte Periscope stesso – è proprio twitter grazie ad una opzione dell’app da definire prima dell’avvio della trasmissione.  Per questo i competitors hanno cercato di differenziare integrando social diversi:  ad esempio Streamago di Tiscali funziona nella stessa ottica ma avvisa e permette la diretta con facebook.
Altro limite per me, che viene definito punto di forza da alcuni ed è una particolarità di Periscope, è la trasmissione video verticale che facilita i soggetti in video ma taglia le panoramiche.

Strizza l’occhio alla televisione
Da giornalista con il pallino del video il primo pensiero è stato: bene, ora ho una televisione tutta mia dove posso gestire il palinsesto con un pubblico illimitato; cosa che ad esempio Youtube non è, o meglio, potrebbe diventarlo solo a distanza di tempo. Invece Periscope è immediato perché il pubblico arriva come api sul miele!
Ma attenzione: Youtube e Periscope sono due strumenti diversi per numerosi motivi tecnici, ma possiamo ben dire che quest’ultimo è più veloce e con il tempo potrebbe dare del filo da torcere al figlio di Google.

Si può usare anche livello professionale?
Si deve usare per il business! Le app, non dimentichiamolo, sono business per il business. E questa, come tante altre e le stesse facebook, twitter, instagram e via dicendo, permettono di comunicare per consolidare la propria attività. Come sempre però è inutile generalizzare: occorre prestare attenzione alla tipologia dell’attività di cui stiamo parlando e soprattutto ai contenuti condivisi. Sempre, ma in particolare in questo caso, è bandita l’improvvisazione.

 

Conclusioni:

1. Secondo la mia esperienza il momento della giornata migliore per trasmettere è il mattino dove ho avuto più pubblico in assoluto.

2. La definizione della localizzazione aumenta la possibilità di essere seguiti da un pubblico più vasto nella propria zona (in una trasmissione si è collegato un ragazzo di Carpi per dire).

3. Quasi tutti quelli che hanno un account Twitter sono sbarcati su Periscope, ma pochissimi (mediamente un 10%) lo utilizzano in maniera attiva per trasmettere: ci sono molti spettatori ma pochi creatori di contenuti e questo è un bene per chi vuole crearsi un proprio pubblico e ottenere popolarità.

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