Qual è il futuro della professione giornalistica nella moda?

Giornalista_Moda

Titolo questo post con una domanda perché vorrei aprire un confronto riguardo al mio futuro e a quello di molte colleghe. In realtà la domanda si può tradurre in un senso più generale, cioè qual è il futuro della professione giornalistica, ma voglio soffermarmi nella moda in quanto è il mio settore di specializzazione.

Lascio il confronto aperto sui miei social per tutto il weekend: leggerò e raccoglierò il parere di tutti coloro che vorranno partecipare alla discussione, poi scriverò la mia opinione dura, critica e molto pessimistica perché la mia misura è colma. E credo lo sia anche quella di tante colleghe che ogni giorno devono destreggiarsi nella giungla di Babele professionale tra proposte lavorative non retribuite e duelli a colpi di penna e tastiera con soggetti dalla dubbia bravura, ma presi in considerazione al posto di un giornalista pur di risparmiare.

Alcuni pensano che l’eccellenza giornalistica non si misura con un pezzo di carta come un tesserino, ma chi lo pensa si è mai chiesto quanti sacrifici ha fatto questa persona per poterlo avere? E quanti sacrifici compie dopo l’iscrizione per poterlo mantenere? Non generalizziamo per mancanza di tempo, ma analizziamo caso per caso.

Non accetto lezioni da chi rinnega e non ha rispetto per questa professione che considero importante come quella chirurgica: le parole modellano, tagliano e feriscono come il bisturi più affilato!

Nella mia visione, per alcuni elitaria, c’è la volontà di difendere con le unghie e con i denti anni e anni di lavoro compiuto con serietà e continuo aggiornamento. Non mi arrendo, però cerco in un certo senso giustizia professionale.

 

A voi la parola!

4 Comments

  • Prima di tutto, come tu ben sai, perchè mi conosci, ho il massimo rispetto per chiunque lavori con serietà; però questa serietà non sempre riesco a trovarla, anzi pare proprio che al giorno d’oggi sia rarissima. E così, duole dirlo, la professionalità.
    Purtroppo la “corsa al risparmio” porta a un livellamento verso in basso della qualità generale, è inevitabile…

    • Francesca Succi scrive:

      Sì è vero, serietà e professionalità oggi sono caratteristiche molto rare da trovare ma è anche vero che il mercato non le richiede più. O meglio, contano altri fattori come numeri sui social, popolarità e flessibilità; anche per un giornalista. Del resto oggi si guarda più alla quantità che alla qualità. E per dirne una: i soldi per i numeri sui social, la popolarità e la flessibilità si trovano sempre.
      In periodi di crisi “la corsa al risparmio” – come giustamente l’hai chiamata tu – è una consueguenza, ma c’è chi ci marcia senza reale motivo di mancanza fondi. L’assenza di budget ora è una costante anche quando il denaro c’è!
      Secondo te usciremo da questo circolo vizioso?

  • Non so proprio cosa dire… forse quando si comincerà a comprendere che “apparire” non necessariamente significa “apparire nella luce giusta”, allora forse ci sarà un’inversione di tendenza…

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