Fashionable man: quando l’ingaggio dei calciatori viene dalla moda

Ho iniziato questa settimana pubblicando un articolo sulla rubrica di moda che gestisco su la Nuova Ferrara scrivendo dello stile di un calciatore locale e chiudo con una news sul mio blog che riguarda un (ex) calciatore, David Beckham.

Le due notizie si collegano perché prima di tutto entrambe parlano di moda, in secondo luogo riguardano due calciatori e terzo hanno avuto successo. Mi spiego: la redazione in settimana mi ha comunicato che l’ultimo articolo che ho scritto – con ricchissima gallery annessa – ha avuto un picco di visualizzazioni mai visto. Il mondo del calcio locale si è un attimo scosso, insomma ho punzecchiato un settore che nessuno aveva ancora toccato; almeno in città. A quanto pare la Succi è sempre sul pezzo!

Invece, a livello internazionale, i picchi di visualizzazioni sono stati raggiunti grazie al geniale sodalizio siglato da H&M con David Beckham. Infatti il colosso svedese per presentare la collezione maschile primavera/estate 2015 ha pensato bene di scegliere un testimonial d’eccezione bello, di quella bellezza matura ma non eccessiva, che a casa è già abituato a mangiare pane & moda.
Non a caso la consorte, Victoria Adams in Beckham, nonché ex posh Spice, ha debuttato nel mondo della moda con un suo marchio nel lontano 2005. È partita con i jeans per passare ai profumi fino ai manuali su come essere alla moda. Ora è attivissima con il brand che porta il suo nome e ha chiuso il bilancio dello scorso anno con un fatturato raddoppiato!

Hennes & Mauritz ancora una volta c’hanno visto giusto, anche troppo. Il punto poi è che Beckham in tutto ciò non è un semplice testimonial, ma parte attiva della collezione: infatti una volta finita la linea ha scelto personalmente i pezzi preferiti da lanciare crendo così la Modern Essentials selected by David Beckham.

Degna di nota è la campagna pubblicitaria a sostegno della collezione, tutta molto digital ma di forte impatto. Il punto focale è un semplice, apparentemente, video della durata di un minuto scarso. Il protagonista è sempre lui, il bello di Londra, e la scena è ambientata in una sala da biliardo: con un filtro cupo entra con un outfit comodo, quello che ogni uomo adora per la semplicità, composto da cargo, maglia e felpa. In due mosse, e qualche inquadratura ben assestata per la felicità di noi donne, mette in buca sul tavolo da gioco e se ne va. Altro che 50 sfumature di grigio, qui c’è da slogarsi la mascella!

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La moda maschile contrapposta ad una partita da biliardo, gli uomini approvano e le donne pure. In questo caso non è stata scelta una partita di calcio, troppo facile, ma un gioco più affascinante: il biliardo. Un gioco che si presta anche al mondo femminile, tra partite all’ultimo sangue o godimento dello spettacolo a bordo tavolo.

C’è un punto però da chiarire, perché questo non è il primo caso di calcio che si presta alla moda e viceversa, come mai i calciatori sono così corteggiati e assoldati per le campagne pubblicitarie fashion? Sarà il fisico scultoreo ad influire oppure l’ampio pubblico – con annessi consensi – che raccolgono? Oppure sarà che dietro ad un grande uomo spiritualmente fashion c’è una grande donna che naviga già in questo mondo e sorregge l’immagine del compagno?

Se un tempo i calciatori, qualche ventennio fa, erano protagonisti solo dell’album delle figurine Panini ora non più: oltre che dalla squadra l’ingaggio viene dalla moda.

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