Il blush tra storia e curiosità. E quello in crema: sì o no? La mia esperienza con lo stick di Kiko e Deborah

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Il mio primo approccio al fard o blush (dall’inglese arrossire) in crema risale a qualche annetto fa. Sono sempre stata attratta dalle novità e all’epoca, timidamente, sugli espositori delle profumerie si aggiravano i primi stick sotto forma di tonda e piatta o a tubetto.
Ricordo anche di avervi scritto di questo prodotto nell’estate 2013 in questo post come essenziale dell’estate. Da allora nel mio beauty, sempre in evoluzione a parte alcuni punti fondamentali, le polveri (solo in questo caso) sono state sostituite in maniera decisa dalle colorazioni in crema, molto più resistenti e idratanti.
Perchè per chi come me usa fondotinta minerali, come scritto qui la scorsa settimana, il blush in crema è un’ottima soluzione per un incarnato giovane e sano 24 ore su 24. Infatti, non a caso, questo prodotto viene associato all’età dolce e fresca dell’adolescenza, in cui tutto appare roseo come le sue tonalità.

Cenni storici e curiosità
Il suo utilizzo risale all’antico Egitto. Da questa civiltà abbiamo ereditato tanti stili e modi di interpretare il trucco, anche maschile, e in questo rientra anche il blush. Successivamente tra l’ottocento e il novecento, tra l’età degli abiti pomposi a quelli più lineari grazie alla forte innovazione di Coco Chanel, il blush era associato ad un concetto di donna immorale. Però le donne, anche le più nobili, erano attratte da questo prodotto e così si lasciavano andare a pizzicotti sulle guance per renderle fresche e colorate come una pesca (ricordo che anche mia zia da piccola lo faceva a me prima di uscire per colorare naturalmente la mia pelle del viso candida).
Considerando poi gli anni ’50 delle pin up e gli anni ’80 delle donne in carriera in cui ne abbiamo – anche se io non ero ancora nata – fatto largo uso (forse troppo e tendenzialmente in polvere), e che casi eclatanti sono passati alla storia, arriviamo ai giorni nostri. Così per la mia generazione il blush rappresenta un prodotto essenziale per il quotidiano: perchè, al pari del correttore, dona al viso un aspetto fresco e riposato. Se usato nel giusto modo e nelle adeguate quantità, riesce anche ad abbonare una decina d’anni ad una donna!

Alternativa in crema: sì o no?
A questa domanda rispondo sì con alcune eccezioni perchè, come ogni prodotto con caratteristiche diverse, non è adatto a tutte.
In linea generale consiglio il blush in crema nella stagione invernale, quando la pelle del viso ha bisogno di più idratazione a causa delle temperature rigide. Lo consiglio ad una pelle matura, più secca, rispetto ad una giovane, più grassa, e che spesso è acneica. Ad esempio, lo sconsiglio a chi ha una pelle eccessivamente grassa non solo nella zona T perchè il rischio dell’effetto lucido è sempre in agguato.
In base alla mia esperienza vi posso anche dire che il blush in crema, per una applicazione ottimale, necessita di un pennello: alla fine si tratta di polvere catturata in una texture cremosa che deve essere stesa, proprio come il fondotinta. Però qui ci si focalizza solo sulle gote. L’applicazione con le dita la lascio ai professionisti che sanno in maniera tecnica come agire.

La mia esperienza con lo stick di Kiko e Deborah
Per entrare nel vivo del discorso voglio raccontarvi la mia esperienza con questi due blush attuali protagonisti del mio beautycase.
Lo stick di Kiko fa parte della collezione primavera 2014 e l’ho acquistato nella mia sessione di shopping all’Outlet di Castel Guelfo (nel post trovate anche la video review). Il colore è gradevole e la texture è molto leggera. Il suo pack è comodo, adatto anche per la trousse da borsa. L’unica pecca però è la sua resistenza: per le mie necessità – molto intense tra strette di mano e baci sulle guance – è troppo volatile. Così, siccome mi piace, lo devo rinforzare con una punta di blush in polvere del medesimo colore.
20150105_145034Quello di Deborah è completamente diverso e potete notarlo anche voi dalla forma a tubetto con erogatore a punta. Inoltre, la pigmentazione è più intensa ed è veramente resistente (anche troppo!). Ciò significa che già con una punta di prodotto si possono ottenere buoni risultati sul trucco.
Poi se vi capita di eccedere, anche a me è successo, cercate di sfumare il più possibile con un pennellone per togliere l’eccesso. Oppure, in casi gravi, con una velina.
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E voi che blush utilizzate: in polvere o in crema? Quali sono le vostre esperienze?
Condividetele con me!

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