[NEWS] REPORT SPECIALE MODA IL GIORNO DOPO: SIAMO TUTTI OCHE? FORSE DA OGGI NO!

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Oggi non vorrei essere il Social Media Manager di Moncler. Perchè da ieri sera, durante la puntata rivelatrice di Report, piovono critiche su critiche a causa delle politiche aziendali di questo brand denunciate proprio dal programma in questione.
Politiche che di etico purtroppo hanno poco: dalla manifattura in cui vengono reperite le piume delle oche fino all’assemblaggio del capo affidato ad aziende estere a discapito di quelle italiane per un risparmio di appena 20/30 euro a piumino! Tutta Italia grida alla vergogna.
E allora dopo ieri sera forse c’è una consapevolezza in più visto che proprio tutti hanno potuto assistere ad un trend che le aziende, e non solo quelle che operano nella moda, ultimamente adottano per guadagnare di più tagliando però le gambe all’artigianalità di questo paese. Sempre con tutti i se del caso.
Ora, non vi starò a riassumere la puntata di Report, perchè se vi collegate alla pagina facebook è linkata e a disposizione di tutti, piuttosto voglio analizzare alcuni punti che rinfrescano il ruolo di consumatore al giorno d’oggi. E non starò neanche a puntare il dito ad uno dei pochi: perchè, pensateci bene, è da tanto tempo che si sentono scelte aziendali simili da molte attività; con tutti i ‘contro’ del caso!
Mi limiterò solo all’analisi da consumatrice, che nel day after, prende più consapevolezza e forse – avendo il coltello dalla parte del manico – può salvare il mercato italiano. Non solo nella moda ma anche nel cibo, nei servizi e tutto quello che troviamo in vendita.

I valori di brand: dall’appartenenza al gruppo ad un concetto etico
Una volta acquistavi un capo o un accessorio perchè faceva figo. Non eri fuori contesto ma parte integrante di un gruppo ben preciso. Oggi in alcuni territori è ancora così, ad esempio nella ristretta provincia, ma si nota generalmente una consapevolezza diversa nei confronti dell’acquisto. Sarà che a causa della depressione economica il denaro scarseggia o c’è più volontà nel ricercare il pezzo esclusivo (perchè questo fa veramente figo!), ma la voglia di investire i propri soldi in maniera giusta per una serie di valori è più sentito. In fin dei conti il bombardamento delle informazioni in cui viviamo è servito a qualcosa!
Quindi, se prima i valori di brand erano legati alla massa o al sogno che comunicava lo stesso con tutto l’advertising, oggi i valori di brand sono legati più ad un concetto etico.
Tu, marchio, sei veramente quello che proclami? Il prodotto che mi stai vendendo è il risultato di una serie di processi che rispettano il lavoro delle persone che lavorano per te e l’ambiente? Il prezzo che trovo sul cartellino è rincarato da un margine giusto legato soprattutto alla qualità?
Perchè io sono disposto a comprare il tuo capo solo se mi fornisci una serie di certezze e non me le racconti solo per abbindolarmi! Mi puoi fregare una volta, ma la seconda no. Il rischio dell’effetto boicottaggio-domino è troppo alto.


Se è Made in Italy deve essere fatto interamente in Italia
Troppi veramente in troppi oggi abusano di questa etichetta che per noi, e soprattutto all’estero, è garanzia di qualità. Se tu brand me la metti in bella vista come valore aggiunto devi prima di tutto crederci, perchè il Made in Italy è prima un valore di testa, e poi mettere in pratica tutte quelle procedure che ti permettono di utilizzare questa dicitura. Come? Semplicemente producendo in Italia. In questo modo avrai a cuore il tuo prodotto e il futuro dei tuoi figli. Anche se costa di più! Perchè un consumatore è disposto a pagare qualcosa in più sapendo di non rovinare il mercato nostrano.


Tra il dire e il fare c’è di mezzo… il prezzo riportato nel cartellino
Pur di averlo siamo disposti a pagare cifre folli. E loro lo sanno! Ma da ieri sera niente di nuovo sotto il cielo: credo che fossimo tutti consapevoli della differenza sostanziale tra il costo a prodotto finito e quello in negozio riservato al consumatore finale. Il lusso è anche questo.
C’è però da dire che, siccome i tempi sono decisamente cambiati, il consumatore finale è disposto a spendere una cifra folle solo se viene venduto il sogno ad una qualità eccellente. Pertanto c’è da chiedersi, in qualsiasi capo o accessorio che supera i 1000 euro in negozio, quanta qualità c’è?
Ad ogni persona la sua risposta con l’azione diretta se acquistare o meno.


Tra il low cost e il lusso quali differenze ci sono?
Poche settimane fa è stato pubblicato un articolo che ha provocato altrettato scalpore. Si trattava di una blogger che è riuscita a visionare i metodi di lavorazione non proprio corretti, a suo parere, del brand low cost più conosciuto al mondo, H&M.
Dopo la pubblicazione del post H&M mi ha gentilmente informato che:

“L’immagine ritratta di H&M, nel programma web-TV è imprecisa e nessuno degli stabilimenti visitati nel programma produce capi di abbigliamento per H&M. Né i produttori né le ragazze ci hanno contattato per chiedere informazioni quando hanno registrato il programma. Ma è importante che i nostri clienti e gli azionisti abbiano un corretto quadro della nostra azienda e delle responsabilità che ci prendiamo.
Abbiamo fatto da molti anni grandi sforzi nei paesi di produzione esistenti per migliorare le condizioni di lavoro e rafforzare i diritti dei lavoratori. H&M ha uno dei più alti standard di sostenibilità nell’industria al mondo nei confronti dei propri fornitori. È da sempre nella nostra visione aziendale che i lavoratori dell’industria  tessile debbano vivere con i propri salari. Tutto ciò è evidenziato anche nel nostro Codice di Condotta”.

Greenpeace nel progetto Detox Fashion li ha indicati con nome e cognome. Ad esempio Zara, dopo una class action intensa, si è impegnato a ripulire la propria filiera produttiva (secondo il sito GreenPeace).
Da lì è partita una denuncia e la stessa indignazione generale, ma domandiamoci, a questo punto tra il capo low cost e quello di lusso quali sono le differenze?

1 Comment

  • oggi si parla solo di questo.Il video è impressionante ovvio,mi occupo di etica e nelle realtà aziendali spesso è molto poca e parlo sia di low che lusso..
    non sono mai stata una di quelle disposte a pagare cifre impressionanti pur di avere un capo o accessorio…
    io sono per l’artigianalità, reputo questo lusso,un capo fatto a mano da sarte o artigiani..

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