[TEMPO LIBERO] LA MODA NELL’ARTE: LA MIA ANALISI STILISTICA DELLA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA

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Con grande piacere ho visitato la blindatissima mostra che custodisce uno dei quadri più famosi al mondo: la ragazza con l’orecchino di perla di Johannes Vermeer. Scrivo blindatissima perchè prima di entrare, oltre a metabolizzare l’onda di turisti inarrestabile, occorre depositare borse e zaini all’ingresso. Per una donna come me che ha il suo mondo nella borsa non è facile ma comunque sia l’ho fatto. Per l’arte questo ed altro.
Ci troviamo a Bologna nel maestoso Palazzo Fava che già di suo è una bomboniera artistica. Affrescato da Annibile, Agostino e Ludovico Carracci, Palazzo Fava, fu definito da Roberto Longhi un romanzo storico capace di comunicare ad apertura di finestra. E credetemi che è così.
Da sola e in assoluto silenzio sono entrata senza nulla tra le mani ma con la sola voglia e l’emozione di ammirare un dipinto unico nel suo genere.
Appena entrata sono stata catapultata in un altro mondo, tra luci soffuse e quadri di diverso genere: dalla storia del Mauritshuis ai paesaggi, dai ritratti agli interni con figure, dalla natura morta fino all’eterno dipinto della ragazza con l’orecchino di perla.
E proprio quest’ultimo mi ha colpito al punto da voler compiere una ricerca personale. Perchè gli elementi principali di questo quadro riportano tutti ad un comune denominatore: la moda. Domani su la Nuova Ferrara troverete un articolo che ho scritto riferito a questo ma nel mio blog ho deciso di andare più a fondo e argomentare bene questo percorso a sostegno della mia eterna tesi: la moda e l’arte continuano, da sempre e per sempre, ad incrociarsi.
Premetto: in Olanda, durante la cosiddetta Golden Age, l’occhio è lo strumento fondamentale della rappresentazione e dell’auto rappresentazione. Si conosce, e ci si conosce soprattutto, attraverso le immagini. E le immagini nell’Olanda di quel tempo, sono ovunque e non soltanto nei quadri: sono stampate nei libri, ricamate su tessuti e tovaglie, dipinte su formelle e poste a decorare tazze e vasi. Le immagini danno il senso di un’epoca straordinaria e per certi versi irripetibile.
Tra queste c’è quella della ragazza del dipinto. Nessuno conosce l’identità dell’avvenente fanciulla che guarda il pittore, e noi comuni mortali, con il fiato sospeso. Una posa che ricorda tantissimo lo stile fotografico nel fashion. Se sfogliate la prima rivista di moda a caso sicuramente troverete molte modelle con quello stile.
Di lei possiamo vedere il volto, intensamente illuminato, e messo in risalto dallo sfondo e dal panno azzurro indossato intorno alla fronte con un prolungamento color senape. Di lei, però, non sappiamo la nazionalità, anche se dagli indumenti indossati si ipotizza un’origine esotica. Sicuramente l’idealizzazione di questa fanciulla e il suo insolito abbigliamento danno al dipinto un carattere di atemporalità e di mistero. Un’aura di pace e di armonia che appare come un momento arrestato nel tempo.
I due elementi più vistosi del quadro di Vermeer sono la perla dell’orecchino e il copricapo costituito da un panno giallo tenuto fermo da una fascia di stoffa azzurra che cinge la fronte. La ragazza, come si vede dal quadro, indossa anche una giacca giallo-verde di cui non è facile risconoscerne il tessuto; probabilmente si tratta di una stoffa di lana. Spesso tale indumento è considerato parte dell’abbigliamento esotico della fanciulla, ma in realtà altro non è che una tipica giacca dell’epoca: le maniche lunghe, con cucitura alta e un’arricciatura sul dietro erano di moda nel decennio 1660-1670, quando il ritratto fu dipinto.
E poi c’è quest’orecchino di perla, eterno accessorio femminile, che dona luce all’immagine e femminilità; quest’ultima donata solo dall’orecchino poichè dai suoi tratti – addirittura senza ciglia e sopracciglia – non riusciamo a capirne la particolarità.
Si presuppone che quella perla, così grande e imponente, non sia vera. All’epoca – come oggi del resto – le perle vere di quella dimensione se le potevano permettere solo i ricchi. Quelle a basso costo erano trattate per farle splendere e una delle città in cui si facevano queste lavorazioni era Venezia.
Neppure il turbante, così come la grande perla, era un ornamento abituale per una ragazza olandese del Seicento. Tante curiosità che non sono lì per caso. Così come non è un caso il fatto che nella vita di Vermeer c’è un’influenza legata alla tessitura: lui è originario di Delft capitale dei tessuti e suo papà era un grande lavoratore che oltre a tante altre attività, per sostenere economicamente la famiglia, si occupava anche di seta.
Il dipinto, così tutta la mostra, sarà aperta fino al 25 maggio. Vi consiglio di andare a visitarla anche solo per questo quadro. La ragazza con l’orecchino di perla, con la Gioconda di Leonardo e L’urlo di Munch, è unanimemente riconosciuta come una delle tre opere d’arte più note, amate e riprodotte al mondo.

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