[GLOSSY IN THE CITIES] IL TAGLIO: LA PAROLA DELL’EPOCA IN CORSO DA NON ASSOCIARE SEMPRE AL DOLORE

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Quando ogni anno assisto al battesimo pubblico di parole che diventano frequenti nell’uso quotidiano cerco di non pensarci. O meglio, cerco di capire se quella stessa parola è stata battezzata anche per me.
Ad esempio, il selfie che oramai troviamo tra le tendenze linguistiche periodicamente da un bel po’ di anni a questa parte, rientra per un 50% tra le mie attività mensili; un po’ per piacere, un po’ per gioco e un po’ per lavoro. Per citare altri esempi un’altra potrebbe essere networking o blogging.
Ma pensandoci bene ho trovato una parola mia, per essere precisi un’azione, che rappresenta la mia tendenza linguistica totale: l’applico, cerco di percorrerla, la insegua, la bramo e la evito.
Sto parlando del taglio. Per alcuni potrò sembrare strana o autolesionista, perchè generalmente quando parliamo di taglio pensiamo subito a qualcosa che provoca dolore. Io, invece, principalmente associo a questa operazione il concetto di ordine.
Procedo con il taglio quando mi accingo a scrivere un articolo e lo definisco con il mio stile.
M’interesso al taglio quando approfondisco sulla cura delle cuciture di un capo d’abbigliamento.
Desidero un taglio quando vedo e sento i miei capelli diventare ingestibili.
Applico il taglio quando scrivo qui, in questo blog, che ho voluto sforbiciare a mia immagine e somiglianza.
Il taglio, però, non è sempre così positivo. Quest’epoca dettata dalla crisi ha avvicinato, e continua a farlo purtroppo, il termine in questione ad uno degli atti più brutali e di disperazione. Tagliare il budget, il personale, un’azienda o un progetto può significare anche il taglio della vita, della dignità e dell’esistenza personale.  
Cercando di vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, in una visione positiva, concludo con il dire che come tutti sappiamo le parole hanno un significato ma il nostro compito ogni giorno è dare loro la giusta angolazione. In fin dei conti è tutta prospettiva, cioè interpretazione con la nostra immaginazione.

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