[TEMPO LIBERO] COME DEFINIRESTI IL TUO MODO DI FARE BLOGGING? SICURAMENTE SOGNARE

Rompo la serie di news che vi ho dato questa settimana con un post più confidenziale, facendo un primo bilancio trimestrale del 2014.
Ho iniziato l’anno a mille, come si dice in questi casi. Ho seminato nella mia vita la famosa citazione di Jep Gambardella, protagonista del film di Sorrentino, prima che diventasse così condivisa: la più consistente scoperta che ho fatto è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare.
Da qui sono ripartita: ho ripreso il mano il mio lavoro aprendo il mio Studio, senza lavorare in maniera subordinata e per il guadagno di nessun’altro, tranne per quello di me stessa.
Ho iniziato a scrivere il libro che vorrei vedere pubblicato a breve, in cui è condensata tutta la mia essenza, e sono diventata sorda nei confronti del chiacchericcio. Sono già tre step molto ambiziosi per questi primi tre mesi, no?! Mi sento sulla strada giusta. Non sono mancati i colpi di scena, ma nel film della vita fanno parte della sceneggiatura.

Intanto volevo soffermarvi con voi su un punto. Questa settimana mi è stata posta una domanda assai interessante che mi ha fatto ragionare parecchio. Una ragazza mi ha chiesto: come definiresti il tuo modo di fare blogging?

Sul momento ho esitato perchè non volevo dare una risposta dettata dalla fretta, così ho rimandato l’argomentazione in un post di questo blog per cercare di definire il mio modo di bloggare. Pertanto la mia risposta, ponderata ma nel giusto modo (perchè è bello scrivere pure di pancia), è questa.

Per me il sinonimo di bloggare è informare, quindi s’incrocia con l’attività giornalistica.
Io non ho il desiderio di essere ricordata per aver indossato un determinato abito o accessorio, piuttosto per aver raccontato in maniera originale e dettagliata un fatto, suscitando un’emozione. Più il fatto è legato a qualcosa d’immateriale, più ha la mia attenzione. Perchè in questa vita possiamo avere anche l’oggetto più costoso del mondo, ma non se non ci siamo emozionati almeno una volta non è valsa la pena. Di nulla. Per nulla. Di niente. Della vita stessa.
Ho tra i miei miti professionali Oriana Fallaci, lei però non scriveva di moda. La Fallaci pur non scrivendo di moda era un’icona di stile: il suo modo di scrivere, intervistare, trattare, parlare, tenere la sigaretta tra le dita è iconico (ma io non fumo). Prendo lei come esempio per dimostrare che non sono gli oggetti a incoronare un mito, ma la personalità. Forte, determinata, distinta.
Questa è la chiave del mio blog, semplicemente io. Ma non per quello che sono – perchè mi ritengo una ragazza normale-, ma per ciò che penso. Per come tratto la mia vita, che non è assolutamente piena di lustrini, ma in salita come la maggior parte delle ragazze della mia età. Condita da qualche piacevole soddisfazione, giusto ogni tanto, e una passione per questo settore.
A volte sbaglio, a volte no. Ma questo fa parte della vita. Perchè il blog, questo blog, fa parte oramai della mia vita, emotivamente e professionalmente.
Ora se vi aspettate che vi narri su The Glossy Mag la mia esistenza come in una telenovela vi deluderò. La mia vita non è programmata e non ho intenzione di farlo. Non voglio vivere incastrata in un web reality: mi guardo bene nel rivelare il mio privato, ci sono persone e sensazioni importanti che proteggo e desidero tenere solo per me. Ne sono gelosa; nel senso buono del termine.  



Se invece visitate The Glossy Mag perchè vi piace estraniarvi dalla realtà, allora è il posto giusto. Perchè la parola azzeccata per riassumere il mio modo di bloggare è sicuramente sognare. E mi sta bene così perchè il giorno in cui smetterò di sognare, non desiderando o raccontando più nulla, potrò considerarmi “morta”.

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