[FASHION & LOOK] SPECIALE FASHION WEEK MILANO MODA DONNA: CRONACA DEL QUINTO GIORNO

Continua il mio reportage su questa fashion week milanese dedicata alla moda donna. Un reportage volto a condividere solo quello visto in passerella, com’è giusto che sia. Oggetto di questo post saranno Dolce & Gabbana e Laura Biagiotti.
Partendo dai primi che hanno sempre un occhio attento alla Sicilia, posso dirvi che la sfilata è stata un cloud di emozioni. Un cloud dove il comune denominatore era la Sicilia Incantata e, con il sottofondo di Tchaikovski, sono andati in scena cappucci, fate, cavalieri, elmi, fiori, chiavi, lucciole, incantesimi, animali, elfi e sogni. Tutto in una scenografia romantica che rappresentava un giardino segreto. Ne sono rimasta completamente rapita!

Mentre il guardaroba per l’inverno 2014-2015 di Laura Biagiotti è mutante e reversibile. La donna Biagiotti cambia pelle giocando con la convertibilità dei capi e con la molteplicità delle funzioni: la nuova moda è in continuo divenire, atteggiamento prima che oggetto, in relazione con le emozioni che l’abito suscita, ispira, rivela.
Le scaglie dominano la scena con decori, ricami e lavorazioni. Per capispalla e completi in tessuti 3D: goffrati, iridescenti e cangianti. Squame in versione maxi si formano sulla cappa di maglia jacquard. Sono ricamate nell’abito a corolla con il corpetto dai tagli futuristi, intarsiate nella giacca di panno double e traforate con il laser sulla pelle, che viene sovrapposta al tessuto senza cuciture. Cocco-mania anche per la mini clutch, mentre scorze in vernice, mat o metallizzate si ritrovano sullo stivale a tubo e nella peep toe bicolore. Effetto mimesi per gli occhiali a mascherina in acetato battuto e per i collants con le squame.
L’appeal metropolitano con vagheggi folk per i ricami e le stampe. La nuova femminilità ridisegna i canoni: tratti scolpiti convivono con linee fluide, i tessuti scivolano sul corpo, le gonne arrivano sotto il ginocchio. La rosa si mescola alle righe nella fantasia effetto chinè. Il capo passpartout è la body blanket che trionfa dal giorno alla sera declinata in maglia, panno stampato e cashmere double. Frammenti di ricami di fiori pixelati creano nuovi spazi di seduzione. Emerge su tutto la voglia di creare volumi: l’uso sapiente di materiali vaporosi produce masse lussuriose e iper-leggere. Incedono in passerella capi di angora e di mohair, all’insegna di una nuova morbidezza, insieme allo scenografico cappotto di Mongolia, realizzato anche con le maniche di maglia. Il pizzo, quintessenza della femminilità, si tinge di rame per un seducente effetto nudo.
Una stagione ricca di maglia, questa, per un inverno nel segno della treccia. Esaltata e romantica nei capi tricotati, diventa un decoro grintoso nel ricamo, quasi a formare una catena scomposta, e un tratto grafico nella stampa. Trecce trompe l’oeil si rincorrono nel tailleur di seta, nella camicia di chiffon e nell’abito lungo. Ma accade anche l’inverso: trame di tessuti maschili come il pied-de-poulle e lo spinato diventano punti di maglia per abiti, maxi pull e blazers jacquard, illuminati da bagliori lurex. La sinfonia del cashmere di Laura, definita “la Regina” dal New York Times, suona tutte le note: le armature importanti del capospalla si alternano alle trame sciolte della maxi rete. Forme spazialiste come il poncho convivono con tubini sagomati. Strati di cashmere si sovrappongono e mettono l’accento sui dettagli: il collo reversibile che forma un cappuccio, i lunghissimi guanti che danno l’illusione di una manica, il bracciale con le trecce che forma un polsino. Le lavorazioni doppie esprimono l’essenza del guardaroba reversibile. La maglia tubolare infatti permette di ottenere un tessuto a due facce, portabile da entrambi i lati, dando vita a due pannelli lavorati contemporaneamente ma allo stesso tempo indipendenti. Soluzione di inscindibilità tra interno ed esterno, la maglia doppia è lo strumento che permette ai due spessori di vivere l’uno per l’altro, separati ma inseparabili.
La Body Blanket più che un capo è un piacere. Lo spirito trae giovamento dal senso di calore, protezione e familiarità che una “coperta da corpo”, questa la traduzione letterale, trasmette. Simile al poncho e alla mantella, si differenzia per il suo potere avvolgente e per la capacità di mantenere costante la temperatura corporea sia in climi caldi che freddi. Non sorprende dunque che la “body blanket” sia usata trasversalmente nelle regioni montane come in quelle desertiche. Da qui la sua anima “folk”, che evoca le popolazioni andine tanto quanto le tribu’ africane. Versione glamour della coperta di Linus da indossare con e senza cintura, indispensabile compagna di avventure di viaggio, conferisce un’aura regale a chi la indossa. Gettarla sulle spalle rivela un gesto elegante, e nella frenesia del quotidiano rappresenta un filtro, quasi una legittima difesa per resistere agli urti della vita. Le origini del termine sono dibattute, potrebbe derivare dal blanc francese ma molto più probabilmente proviene da un tessuto chiamato Blanket, molto pesante e peloso, realizzato da Thomas Blanket, tessitore fiammingo vissuto a Bristol, in Inghilterra, nel quattordicesimo secolo.

La location dell’evento è stato il Piccolo Teatro Studio. «Il Piccolo è molto più di un teatro, è un pezzo di storia del nostro tempo ed è la scommessa e la testimonianza vivente del genio di Giorgio Streheler e di chi lo ha sostenuto ed amato nella realizzazione di questo progetto. Il teatro è la scatola magica che ospita le prove virtuali della vita, è il luogo dove si narrano storie verosimili, dove convivono infingimento e affabulazione. Anche la moda tenta di vestire un sogno, un inganno leggiadro.
Con grande emozione sono approdata 15 anni fa con il mio Carro di Tespi tra le essenziali e bianche strutture di “Così fan tutte”. Titolo che mi appare emblematico, traslato al costume, quello della moda, che è divenuta irrinunciabile vizio per le donne e per gli uomini del nostro tempo. Scenografia che ho voluto citare nuovamente in occasione di questo anniversario, a incorniciare l’architettura del Castello Marco Simone, luogo d’elezione in cui vivo e lavoro, così come l’ha disegnata per me l’amico René Gruau. Riprodotta su tela dalle maestranze del Piccolo Teatro, la grande torre si staglia tra le quinte e le luci incantate del “Così fan tutte” di Mozart.

Nel convulso pulsare della settimana della moda a Milano, sono lieta di svelare agli ospiti di tutto il mondo, questo scenario inedito di arte e di storia della città che ha premiato i miei esordi lontani». Ha spiegato Laura Biagiotti, concludendo la sfilata accompagnata da sua figlia Lavinia. 

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