[TEMPO LIBERO] DAL BLOG DEL DIRETTORE DI VOGUE: VESTIRSI PER POSTARSI. COSA NE PENSO IO. E VOI?

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La scorsa settimana Franca Sozzani, il direttore di Vogue Italia, nel suo blog ha postato un contributo veramente interessante che ha fatto parlare per giorni. Il post è stato pubblicato in data 4 settembre e potete leggerlo cliccando qui.
Prima di fare un’attenta analisi l’ho letto più volte e mi sono presa qualche giorno per pensare, un po’ anche per far passare la tempesta.
In quel semplice – solo in apparenza – post ho trovato molti pensieri condivisibili e un modo per resettare la situazione su Instagram. Una situazione che aleggia in tanti social network tra scatti e messaggi selvaggi; acquisto di pacchetti di followers e tanto altro che sicuramente rovina un modo puro di fare comunicazione.
Instagram, come altri social network, ci permette di condividere qualcosa del nostro quotidiano. Permette, tra le tante cose, di fare comunicazione in live durante gli eventi grazie all’uso delle immagini per coinvolgere anche chi non è presente. Qualcosa che ho fatto tante volte e in cui vedo molti vantaggi dal punto di vista comunicativo. Instagram potrebbe diventare un contenitore di cartelle stampa, ma solo se utilizzato in un certo modo.
La focalizzazione del rapporto con il social network in questione, ma il discorso può essere esteso anche agli altri, avviene quando c’è qualcosa che non va. In pratica, quando viene utilizzato male.
Se si entra in un’ottica di condivido mille volte al giorno a dispetto della qualità poichè voglio essere considerata nel mondo del web, è inevitabile essere presi in causa. In questa causa.  
Quest’ultimo aspetto è un comune denominatore e forse (anche senza forse) postiamo proprio per essere considerati dal mondo. Punto. 
Non bisogna però sottovalutare gli altri due aspetti: la troppa condivisione e il rapporto con la mancata qualità.
Condividere troppe volte al giorno un post in qualsiasi strumento di comunicazione non va mai bene. Diventa controproducente per chiunque. Condividere poi il troppo e l’ovvio diventa ancora più controproducente. Per ovvio intendo tutto ciò che non riesce a produrre una riflessione e conseguente discussione. Una regola per tutti dovrebbe essere sacra anche per questione di spazio (i server non sono infiniti!): condivido perchè ho qualcosa da dire, ma qualcosa che può far nascere realmente una discussione produttiva.
Abbandonando un discorso tecnico-strategico, ma ritornando ancora al post della Sozzani devo dire che è vero su Instagram ora ci si trova di tutto: dai piedi ai calzini, dal bicchiere di carta fino agli scatti più intimi. Se parliamo del discorso outfit, beh, lì sono un po’ più morbida. A me piace vedere come si vestono gli altri per trarre spunti. Non m’interessa se questi si vestono in un determinato modo solo per postarsi su Instagram, non è qualcosa che mi tocca.
La situazione, piuttosto, diventa pessima quando si nota quella voglia di apparire, stupire e farsi conoscere con mezzucci di poco conto e senza contenuto diventando ridicoli.
Dall’outfit al cibo, dalla politica alla cultura, anche una foto deve avere un contenuto e deve saper comunicare. Se mancano questi aspetti basilari allora è inutile postare. Almeno io la penso così.

Io non so quale sarà il futuro di Instagram e degli altri social network. Non so se arriveremo al punto di chiedere ai programmatori dei filtri per colare la qualità e lasciare al macero il cattivo gusto. Questo non mi è dato saperlo, ma una cosa è certa: esiste il libero arbitrio tra chi seguire e cosa non postare. Per entrambe le azioni una sola parola: buon gusto!

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