[GLOSSY IN THE CITIES] IL FASHION BLOGGING STA ANDANDO ALLA DERIVA?

Concludo questa settimana con un post un po’ meno frivolo del solito. Sono sempre stata abituata a guardarmi intorno e capire i cambiamenti dell’ambiente circostante: paesino, città, metropoli, nazione che sia. Cercare di convivere con quest’ambiente che, la maggior parte delle volte, mi fa sentire straniera, anche nella mia terra.

Così, mentre ogni giorno vedo miei coetanei volare in altri lidi, lontani dai miei (forse troppo), alla ricerca di fortuna, vedo anche aziende – quelle che un tempo erano la punta di diamante dell’economia italiana – andarsene, lasciandoci qui ad annaspare nelle sabbie mobili che ci risucchiano nel baratro della crisi. Sempre più giù, inesorabilmente.
Sulle scelte dei miei coetanei non mi sento di discutere. L’ho già detto: fanno bene! Se qui non ce n’è perchè fossilizzarsi? Sulle scelte delle aziende non entro nel merito sia perchè questo non è un blog di economia e sia perchè bisognerebbe analizzare caso per caso senza generalizzare.

Partendo da questa premessa, che già per un giovane è abbastanza catastrofica e deprimente, voglio analizzare invece un altro caso, quello del blogging.
Credetemi, in giro tra i profani (cioè coloro che non sanno neanche cos’è un blog) c’è molta confusione. Non è ancora ben chiaro cosa faccia un blogger, chi sia, quale sia il suo compito e, soprattutto, cosa fa tutto il giorno. Ovviamente sto parlando per il mio settore, quello del fashion.
Per lavoro – e non quello da blogger perchè a me il blogging non sfama – mi sono state fatte le domande più strambe: ma se apro un blog guadagno? I fashion blogger sono dei personal shopper? Sono delle hostess o degli agenti commerciali?
Tanta, veramente tanta ignoranza gira attorno a questa figura. E probabilmente le stesse aziende che assoldano certi blogger (?) non hanno capito chi sia realmente. Non l’hanno capito perchè abbiamo lasciato a chiunque la possibilità di aprire un blog. Abbiamo lasciato questo strumento alla mercè di tutti senza stabilire delle regole, filtri o fondamenta teoriche. Ogni giorno la rete sforna una quantità indescrivibile di blog. Il risultato è che ora ogni persona, dalla più colta alla più ignorante, apre un blog. Lo apre perchè pensa di sfondare. E con la crisi questo fenomeno si è enfatizzato ancora di più. Sembra che il blog sia diventato il nuovo ufficio di collocamento. Le nuove agenzie interinali. Un luogo sicuro nella rete per dire: aziende, io ci sono ora venite a prendermi. E se non venite voi vi contatto io, tanto ho un blog! Poi, in una crisi d’identità, c’è pure chi rinnega di essere blogger. Ma allora prima lo sei e poi non lo sei?

Chi blogga ancora per passione, per il gusto di farlo o perchè ama semplicemente scrivere, si conta sulle dita di una mano. Non esiste più dignità. L’importante è ricevere, gratis, ma ricevere. Chiedendo pure in ginocchio. Anche se è una cosa stupida, superflua che non serve a nulla.
Non punto il dito contro nessuno in particolare, la mia è solo l’analisi di un trend. Trend che attualmente mi fa un po’ schifo e da cui mi dissocio quando arriva all’estremo.

Allora poi non mi stupisco se vedo aziende che fanno certe scelte di comunicazione. Se cercano di vincere facile puntando sul purché se ne parli. Da persona che fa comunicazione quel tipo di scelte non fanno per me. Non rientrano nella mia etica professionale. Ma qui, nelle mie pagine, l’avrò detto e ridetto. Da giovane, e lo dico con il cuore in mano, mi sento abbastanza presa in giro.
Le aziende fanno fatica ad assumere persone della mia stessa età (o in generale anche persone più grandi di me), arrampicandosi in stage e contratti assurdi (se va bene!) e poi pagano immeritatamente altre senza nessuna preparazione e nessun motivo valido. Sarà forse fortuna? Non dico altro, non ipotizzo altro.

Ci sarebbero tante parole da dire attorno a questo tema, parole che forse approfondirò in separata sede, ma una cosa è certa: sicuramente questo stato è figlio di un caos che nessuno ha imparato a gestire e che, se non verrà preso in tempo, sfornerà una generazione malata.

Io amo il blogging e va salvato. Tu che mi leggi da che parte stai?

14 Comments

  • Dora Marotta ha detto:

    Sto assolutamente dalla tua parte e concordo con ogni tua parola. Io ho iniziato il blog con uno spirito totalmente diverso e non mi piace come si sta sviluppando questo mondo. Ma in generale proprio nel mondo della moda (e anche in parte della comunicazione) vedo confusione. Persone competenti lasciate fuori e poca professionalità in troppi settori. Anche per quanto riguarda la figura del personal shopper è il caos! Io lo faccio professionalmente ma se ne vedono di tutti i colori.
    Io sono in Spagna ormai da 4 anni e anche lì non è tutto rose e fiori anche se poi mi basta tornare poco tempo in Italia per capire (purtroppo) che si sta molto meglio altrove.

    Dora @ Dora Fashion Space

  • Mina Masotina ha detto:

    Eh sì, mi trovi più che d’accordo Francy! Anche io sono dalla parte del blogging, nel mio piccolo cerco di dare il mio contributo positivo alla blogosfera. Capisco perfettamente lo sconforto quotidiano quando ci vediamo sorpassare in “riconoscimenti” da signorine arriviste e viziate, che aprono un blog solo per lucrarci sopra ed è una cosa che mi provoca tristezza, perchè se prima almeno nel web era rimasta la meritocrazia, adesso non si sa più dove andremo a finire…in generale!
    Mina ♥ Passa da me e dai un’occhiata ai miei ultimi post!
    Le fashion blogger e i luoghi comuni più stupidi su di loro
    Cosa indossare per andare in spiaggia? Partiamo dagli shorts…

  • Marika Rusconi ha detto:

    Che post leggero e gustoso!! Un bacio Marika
    Che ne pensi del mio post?

    Marika Fashion Smile

    My blog: Fashion
    Smile

    Follow me on Facebook | Twitter | Google +

  • Sabrina G. ha detto:

    Sagge parole francesca. Viva i blog scritti per passione e con passione!

  • Greta Massimi ha detto:

    vabbè che adesso si improvvisano tutti personal shopper! Andrà di moda boh! Comunque hai perfettamente ragione!Ormai tutti aprono il blog solo per ricevere omaggi, anche se si stratta di una semplice tshirt con scritto “puttana”… per fare un esempio èh …ahahah ma è pur sempre gratis! -.-‘

  • denise ha detto:

    si, sicuramente c’è da distinguere chi lo apre perchè crede di poter ricevere gratuitamente cose e chi no. Io l’ho aperto per puro hobby e piacere di condividere, appassionandomi così tanto da scoprire che mi piacerebbe lavorare nel web marketing. per quanto riguarda le aziende è normale che vanno fuori dove c’è un risparmio di costi, è stato sempre così e lo sarà per sempre; il problema è creare innovazione nel nostro paese e know how che ci possa differenziare dagli altri e impiegando noi giovani che non ne abbiamo!

    vi aspettiamo su fashionischeap.it!

  • ♥ vendy ♥ ha detto:

    ciao cara tra queste grandi verità…io trovo che sia bello che chiunque apra un blog per condividere o semplicemente per confrontarsi…non tollero invece chi pensa di sfondare…io per esempio non lo considero ne un lavoro ne tantomeno una possibilità di carriera…conscia che tra me e la ferragni vi è l’oceano…lo faccio per divertimento… e tale rimarrà visto che fortunatamente faccio altro per guadagnarmi da vivere…
    post interessante davvero stella
    buon week end

  • silvia gianni ha detto:

    parole sante!!!un stanging ovation per te!!con sincerità!
    Torniamo presto a trovarti….
    Silvia&Mari
    Emilia e Salento Effetto Moda
    http://emiliasalentoeffettomoda.altervista.org/
    emiliasalentoeffettomoda@gmail.com

  • Fabiola Tinelli ha detto:

    In linea di massima sono d’accordo con te, soprattutto per quanto riguarda il punto delle aziende che pagano chissà quanti soldi ragazze e blogger solo perché “vanno di moda” in un dato momento o non hanno alcun merito per essere dove sono. Dissento invece sul discorso dei fashion blog, nel senso che un mezzo come può essere un blog è per sua stessa definizione “democratico”: non costa nulla aprirne uno, tutti possono dire la propria. Ovviamente ci sono i pro e i contro, persone che sono più o meno capaci e che ci mettono più o meno passione. Tutti hanno l’opportunità di dire la propria con i mezzi che hanno, poi starà agli utenti giudicare, appassionarsi oppure non spenderci del tempo. I blog sono destinati a chiudere tutti per una “saturazione del mercato”? E’ possibile in effetti, ma chi è interessato solo ad ottenere “regali” e non hanno alle spalle nessun tipo di passione o competenza non credo durino molto, anche perché come hai detto tu il blogging non sfama.
    Fabiola

    wildflowergirl
    Facebook page

  • ELISA ha detto:

    diciamo che ognuno ha lei sue motivazioni per fare quello che facciamo… io avevo bisogno di una valvola di sfogo alle mie idee ad esempio…
    torna presto a trovarmi!
    Nameless Fashion Blog
    Nameless Fashion Blog Facebook page

  • Nataly ha detto:

    Carino il tuo blog.Ti va di seguirci a vicenda?
    Questo è il mio blog :
    http://passioneperiltrucco.blogspot.it/

  • Mi trovi perfettamente d’accordo con te!!
    Al punto che..come hai già potuto venere sul mio profilo FB..avevo postato un pensiero molto vicino al tuo!!

    http://cassandramakeupartist.blogspot.it/
    http://www.facebook.com/cassandra.makeupartist.official.fanpage/

  • Alessia ha detto:

    Io che leggo, sto dalla tua parte.
    E rispondo alla così alla tua domanda finale del post.
    Un post che mi ha attirato perchè di riflessione, di considerazioni e un po’ anche di introspezione.
    Hai ragione, però forse ogni caso va visto a sè, anche se hai descritto sapientemente la massa. Però c’è anche chi apre un blog perchè ama la scrittura, ama la condivisione, senza nulla aspettarsi.
    Perchè ha voglia di scrivere quello che le “frulla in testa”
    http://www.mifrullaintesta.com/p/mi-presento.html
    A presto.
    Alessia

  • LaDivaDelleCurve ha detto:

    io sono contenta che il blog lo possa parire chiunque, per me la selezione è naturale e chi legge non è stupido, ha delle esigenze. Il problema sono piuttosto le aziende che foraggiano i ‘furbi’, per intenderci quelli che hanno numeri di followers stratosferici e poi nemmeno un commento o una interazione, perché, in effetti, poco hanno da commentare nel blog. O quelli conlunghe file di commenti, pieni di spam e acquistati chissà dove. Le aziende assoldano gente che non sa distinguere il blogger serio (all’estero questa distinzione c’è eccome, non vedo mai un blogger sgrammaticato salire all’apice del gradimento) da quello farlocco, o addirittura da quello poco professionale. Poco professionale significa gente che assolda troll per offendere altri blogger, crea finti ‘scandali’ e lancia calunnie da una sorta di anonimato, crea zizzania dove non c’era. Quando le aziende vedono che un blogger fa quello non dovrebbe dire ‘io devo essere neutro’ pensando che un blogger sia comunque bravo, perché legare il proprio nome a chi (con prove alla mano e non per calunnia) invece di fare il suo lavoro boicotta quello altrui non porta buona pubblicità. Finora io ho avuto conferma di questo, ma le aziende sembrano non capire come interpretare certi meccanismi. Forse dovrebbero solo informarsi di più e capire davvero a cosa serve un blogger… uno che lavora bene!

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