[TEMPO LIBERO] CUCIRE UN ORLO SULL’ORLO DI UNA CRISI DI MODA

Io penso che chi voglia parlare o scrivere di moda, allora, prima o poi deve provare a cucire a mano con ago e filo. Gli strumenti sono molto semplici è la tecnica che frega poichè preziosa. Ago, filo, ditale e stoffa. L’altro giorno mi sono data alla creazione dell’orlo; orlo che devo ancora finire.
I passi per una che non fa questo di mestiere non così elementari: prendere le misure con le spille, imbastire con il filo per tenere il punto della situazione e cominciare a cucire. Cucire fino alla fine.
A quel punto capisci che le parole bello, adoro, fantastico, stupendo non valgono più a nulla. Perchè nella passione e nella fatica di un capo cucito a mano non può esserci solo una parola. Una semplice espressione effimera. C’è molto di più. Per questo bisognerebbe valorizzare e dare molto spazio a tutte quelle persone che lavorano nella moda e rimangono sempre dietro le quinte quando si tratta di presentare una collezione. Ma forse è meglio così. Meglio non far mischiare la loro arte con quella putrida dell’esibizionismo che mi sta allontanando dalla moda, almeno da quell’orrendo spettacolo che vedo ogni giorno. Continuo il mio orlo sull’orlo di una crisi di moda. 

Una crisi di moda che sto analizzando dal punto di vista della comunicazione e dal mio punto di vista. Chissà se sono l’unica a pensarla così. Voi mi chiederete: così come? Forse l’avrete già capito.

Non giudicate il mio orlo. Non sono una sarta, ma amo creare con i tessuti. Perchè amo la moda per quello che è e non per quello che appare.

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