[DELLA SERIE SONO SEMPRE SUL PEZZO] PITTI 84: SE NON LO VIVI NON LO GODI NEANCHE A METÀ

Sono andata al Pitti. Mi sono presentata il primo giorno. Sono andata al Pitti non per fare presenza, per farmi scattare foto outfit insieme al vip di turno o immortalare lo street-style. Di quello potete leggerne in giro finchè volete. Io sono andata per documentare il Pitti. Quello che c’è dentro. Il cuore che pulsa. Farmi inebriare dai tessuti, le collezioni e gli accessori. E non sono andata al Pitti neanche per vedere solo la parte donna perchè sarebbe un sacrilegio. Il Pitti è uomo. Non a caso si chiama IL Pitti.
Ho già consegnato un articolo abbastanza tecnico che leggerete lunedì su telegiornaliste.com, ma qui voglio essere più colloquiale. Voglio dirvi quello che di bello e di brutto che ho visto. Sempre con la mia sana obiettività.
Io ho voluto essere presente il primo giorno, quando l’onda è lunga e capisci quanta gente è lì perchè non vede l’ora di scoprire. Insomma, il primo giorno è quello delle farfalle nello stomaco e non si tocca.
Bello, entusiasmante e stancante. Non è solo questo il Pitti. Io c’ho messo qualche giorno per metabolizzarlo perchè ci sono veramente tanti elementi tutti insieme a cui è difficile resistere. A cui è difficile non donare parole, pensieri ed emozioni. La cosa più odiosa è l’invito a non fare foto, anche per chi ha il pass stampa. O meglio, io sono stata più volte invitata a non fotografare e solo dopo aver mostrato il mio pass ho potuto scattare senza problemi in quanto accreditata come giornalista. Ma è noioso lo stesso, perchè se ho una fotocamera attaccata al collo è perchè sono venuta per documentare e non per altro. Documentare è il mio mestiere. I limiti concessi e non concessi però fanno parte del gioco e del fashion circus.
Prima di dedicare alcuni post a dei momenti e designer che mi hanno colpito, volevo comunque soffermarmi in linea generale a tutti i messaggi espliciti e non di questo Pitti numero 84.

Il fil rouge era il motocross. Le installazioni hanno dato un messaggio chiaro e deciso: l’uomo in sella e la donna con l’ombrella (concedetemi questa licenza poetica per fare rima). Tutto riconduce a questo messaggio, anche perchè gli ombrelli, anche se apparentemente proteggono dal sole con i suoi 40 gradi,  sono fucsia come simbolo di femminilità assoluta.

L’altro messaggio è dato dalla moda maschile. In linea generale si ritorna al passato. Si ritorna alla semplicità, alla sartorialità, all’artigianalità con tutta la sua qualità. Si ritorna a un qualcosa che fa ricordare le botteghe di una volta e questo mi fa immensamente piacere. Sono nata vedendo abiti fatti a mano, almeno continuerò su questa strada. L’occhio qui è puntato su questo. Al Pitti è meraviglioso vedere, poi, come il binario del pezzo unico viaggia di pari passo con quello della creazione in serie. E anche questo è buono poichè la moda è fatta di tante forme espressive; forme che non tutti capiscono e indossano. Forme che comunque stanno al posto loro e se si mescolano non fanno male a nessuno.

E allora quando vedi delle scarpe così capisci che dietro ci sono delle mani e non delle macchine. Quelle stesse mani che incontri poco più in là attente a lavorare la pelle. Mani che ho ammirato e con cui mi sono complimentata. Perchè non è facile nel 2013 trovare ancora artisti della pelle creare e curare scarpe interamente fatte a mano. Tutto ciò non ha prezzo!

C’è da emozionarsi anche di fronte ad un libro di stoffe che racchiude pagine di pezze grezze. Perchè toccandole con mano sale un brivido lungo la schiena. La trama della stoffa entra nel corpo e grazie al tatto si possono assaporare la vita di quella lana, di quel cotone o del lino. Vita fatta ancora di materia vergine perchè sarà il vissuto di chi lo indosserà a contaminarlo. In senso buono.

E dalla parte limited di Pitti W dedicata alla donna, tra i numerosi accessori, ho trovato un pezzo di etnicità. Quella piccola percentuale che ti fa sentire fuori confine, in territori stranieri e diversi dai tuoi.

Tutto questo è solo una piccola parte del Pitti. Di questo Pitti. Perchè come ho detto nel titolo se non lo vivi non lo godi neanche a metà. E questa non è neanche la metà della metà. Continua.

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