[GLOSSY IN THE CITIES] IL MIO SOGNO DI MODA UNIVERSALE

Ho parole nella mente come i pezzi di un puzzle; quello da millemila pezzi che sai non finirai mai neanche se convinci sotto tortura il parentado dal primo grado in poi con di litri di caffè sul fuoco.
Ho concetti nel cuore che si riferiscono a città che amo e quelle di cui mi documento spesso, ma che non ho ancora visto.
Spero che il sogno che racconterò per elementi possa diventare, nell’immediato o in un futuro non troppo lontano, una realtà vicina. Almeno per un concetto. Un salto nel passato per riavere il futuro. Quel futuro che sognano un po’ tutti, chi in un settore e chi un un altro.
Sogno una moda un po’ meno provinciale in provincia e un po’ meno dispersiva nella metropoli.
Sogno i manichini curvy nelle vetrine. Nelle vetrine, appunto mica solo in foto. E non sogno persone umane dietro una vetrina.
Sogno di avere nell’armadio almeno un vestito personalizzato fatto da una sarta. Perchè questo sarebbe il vero vanto da spammare in ogni dove.
E ricollegandomi al punto sopra, sogno una moda meno fast e più slow. Il mio motto? Slow fashion, good fashion.
Sogno gli abiti delle grandi dame Estensi. Isabella d’Este e Lucrezia Borgia solo per citare le più famose. Perchè queste erano vere donne da cui attingere stile, personalità e classe.
Sogno stilisti – o artigiani della moda – intenti a vendere il proprio prodotto raccontando di persona il valore aggiunto del vissuto personale e creativo. Quel qualcosa che mi spinge ad acquistare il prodotto senza l’aiuto di una patacca incastonata per far capire alla gente “Ce l’ho anche io, ce l’ho anch’io. Ora sono dei vostri!”. 
Sogno un filo conduttore tra chi vende e chi compra. Dove chi compra sia intenzionato a farlo perchè legato emotivamente da chi vende. Perchè alla fine si ritorna nello stesso negozio per il prodotto, ma soprattutto per quel senso di piacere con chi lo gestisce. Il negozio. La bottega. Il punto vendita di fortuna.
Sogno il fai da te come stilista. Dove fai da te lo fai veramente tu senza copie, ognuno diverso dall’altro.
Sogno un blackout generale nella condivisione di foto degli outfit fino a data da destinarsi. Sogno questo per riuscire a stimolare la fantasia di ognuno nel vestirsi senza contaminazioni. Ogni tanto stacccare la spina fa bene, fidatevi.
Sogno una fashion week dell’usato con location in un luogo sperduto. Vergine. In differita.
Sogno persone semplici con abiti importanti e persone inutili con abiti che rispecchiano la loro inutilità.
Sogno il privilegio morale di riprendere a insegnare l’uso dell’ago e del filo per cucire un bottone o rammendare una scucitura. Perchè la reincarnazione vale anche per gli abiti, ma nella loro stessa “pelle”.
Sogno tante cose, ma sicuramente sogno un cambiamento nella mentalità delle persone. Una consapevolezza che l’abito fa il monaco fin quando il monaco può pensare senza abito. 

30 Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *