[FASHION & LOOK] SPECIALE #MFW GIORNO CINQUE: DOLCE E GABBANA

Le presentazioni della moda femminile per l’autunno/inverno prossimo stanno giugendo al termine. Le chicche non sono mancate neanche ieri. Sul podio, il mio, per la sfilata più bella vanno a passo spedito Dolce e Gabbana. Un tripudio di arte, colore, particolari, accessori da lasciare senza fiato. Dopo questa sfilata sfido chiunque a dire che la moda non è arte. La moda è arte, eccome! E si mescola e rifiugia in essa senza sosta.
Dolce e Gabbana inizia lo spettacolo, quello off line prima della sfilata effettiva, con la playlist delle canzoni slow delle Spice Girls. Piccola lacrimuccia virtuale visto che parliamo di una parte della mia adolescenza. Correvano gli ultimi anni ’90 quando nel mio walkman Sony andavano in loop Wannabe, Who do you think you are? e Say you’ll be there. Parentesi a parte, tutto faceva pensare ad un nesso simbolico alla collezione ispirata proprio agli anni ’90.
Dopo il saluto di Bianca Balti e David Gandy alla stampa, come bellissimi e attuali testimonial del brand, è iniziato lo spettacolo. All’alzarsi delle luci è apparso il primo capolavoro. Poi il secondo. Il terzo. Il quarto e verso l’infinito. Senza sosta, come una parata. Le modelle che calcavano la passerella erano cinque o sei alla volta in due direzioni. Una corazzata di donne fasciate in abiti-opere d’arte ispirati agli anni ’50, ma anche ai mosaici bizantini di Monreale e altre città italiane. Inno, questo, alla sartoria made in Italy e alla nostra cultura. Quello di cui viviamo e dovremmo andarne fieri ogni giorno.
Tra le musiche esileranti hanno sfilato abiti con stampa e/o rappresentazioni a mosaico, tailleur a mezze maniche, abiti in pizzo e cappotti a vitino da vespa e gonna a ruota. I colori erano forti: bianco, nero e rosso. Senza mezze misure.
I cerchietti gioiello delle altre collezioni, a questo giro, si sono trasformati in vere e proprie tiare d’ispirazione bizantina che arricchivano l’hair style rappresentato da riga in mezzo e capelli raccolti in uno chignon basso; che ricorda molto l’acconciatura delle donne siciliane. I gioielli sono stati anche calzati: infatti alcune calzature con la zeppa erano arricchite da piccoli dettagli floreali.
Una donna, quella di Dolce e Gabbana, che non mi ricorda solo una classica icona bizantina, ma anche la Statua della Libertà per la sua imponenza.

Ancora una volta con Dolce e Gabbana ho respirato piacevolmente, a più di mille chilometri di distanza, il sapore di una terra che amo: la Sicilia. Terra di altri miei artisti preferiti: Franco Battiato, Carmen Consoli e Giuni Russo.
A seguire, per completare questa quinta giornata, Missoni e Salvatore Ferragamo.

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