[FASHION & LOOK] CRONACA SPENSIERATA DI UNA GIORNATA AUTUNNALE

L’autunno oramai è arrivato. Ci siamo dentro con tutti gli stivali. E allora pensando a questa stagione, all’inizio di una nuova settimana con una prospettiva più positiva, mi sono messa a riassumere una giornata tipica di questo periodo con delle immagini.
Si parte dal mattino con la routine necessaria per farla partire (la giornata). Ci si alza dal letto un po’ strisciando e poi in ordine (almeno per me): colazione, doccia, trucco e vestiti (scelta degli accessori inclusa). La prima coccola è proprio il pasto principale della giornata: dev’essere completa e gustosa. Una fetta biscottata, un po’ di marmellata e tè, oppure yogurt, una cascata di muesli alla frutta secca e un succo di pompelmo. La doccia in questo periodo dev’essere lunga e con acqua calda, caldissima! Quella che ti ustiona quasi e fa appannare i vetri delle finestre del bagno. Poi, io, che c’ho ancora la fanciullina dentro mi metto a disegnare cuori nel vapore. Tra specchio e finestra, durante il giorno, in controluce, si possono ammirare le mie opere d’arte. Sicura che sono le mie perchè le firmo con la F!
La fase trucco e abiti mi occupa la maggior parte del tempo, ma poco importa: siamo donne, si sa, e questo è il nostro bello. E ora, finito, dritta verso tutto ciò che si chiama lavoro!

Lavoro, lavoro, lavoro sempre lavoro. Si diceva così esternando uno stato di stress, ma oggi il lavoro è santo e quindi senza lamentarsi ci si mette in riga. Chi lavora poi nella moda ha veramente poco di cui lamentarsi! Agisce continuamente in un mondo “fatato” fatto di cose belle. Ammiro, scrivo, divento curiosa e scopro. Mi emoziono per poco, anche per un luccichio improvviso.

La giornata trascorre, a volte si può saltare anche il pranzo per la mancanza di tempo (anche se non si dovrebbe perchè fa male!), però – tra un brontolio dello stomaco e l’altro – c’è una cosa a cui non 
mi tiro indietro: il break pomeridiano. Per me è diventato sacrosanto!
A casa, in un bar, oppure, fuori all’aria aperta c’è sempre tempo – verso le cinque del pomeriggio – per fermarsi un minuto e tirare un sospriro di sollievo davanti ad una tazza di tè, di caffè o cappuccino. Poi quest’ultimo a casa mia, da quando ho l’aggeggio per fare la schiuma, è il più quotato! Il tè però rimane sempre il tè. Dona quell’aria english in ogni luogo. Poi, se abbinata a una mela rossa e a una stecca di vaniglia, la pace dei sensi è assicurata.

Di solito bevo avvolta nei pensieri (e se sono a casa e fa particolarmente freddo anche nella coperta) con lo sguardo verso il vuoto, mentre scaldo le mani con la tazza. Oppure, mi metto a fissare fuori dalla finestra il cielo che diventa più bruno. E mi compiaccio. 
Arriva la sera. Nel cielo s’intravede qualche stella. Si torna a casa. C’è chi sogna mentre fa la spesa con il carrello tra le mani vicino allo scaffale o alla cassa; c’è chi lo fa guardando fuori dal finestrino durante il semaforo rosso. Ma c’è una cosa che accomuna più o meno tutti verso quest’ora: il ritorno verso la propria dimora. Poi se non ci sarà nessuno o ci sarà qualcuno ad aspettarci poco importa. L’essenziale è sentire il caldo buono entrare nelle ossa già alla prima mandata nella porta. In questo momento si pronuncia, o si pensa, la frase casa dolce casa.

L’ora di cena arriva presto e a volte la voglia di cucinare è scarsa. Ci si accontenta di un pasto veloce e un buon bicchiere di vino davanti ad un libro o a un vecchio album di foto. L’aroma delle essenze dai bastoncini arriva sotto il naso e dona piacevolezza. Il bouquet di fiori freschi dentro il vaso dona freschezza. Elementi da curare e a cui non ci si può sottrarre se si vive fuori casa tutto il giorno. La casa durante la fine della giornata dev’essere l’angolo del paradiso. Anzi, il paradiso. 
Tra una spennellata di smalto sulle unghie, una lettura alla rivista preferita e un sorso di tisana calmante si è fatto tardi.
Si va a letto. E domani potrebbe ricominciare tutto come prima. Potrebbe, e sottolineo potrebbe, perchè ogni giornata è unica e mai simile a quella che è passata. E a quella che verrà.

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