I RICORDI D’INFANZIA PIÙ BELLI

In questi giorni un po’ strani, pesanti e pensanti, mi stanno ritornando alla mente tantissimi ricordi; quelli d’infanzia che non sbiadiscono facilmente. Qualcuno mi ha accusato di rendere troppo pubblici i miei disagi, ma è così che riesco ad esorcizzarli meglio; come per togliere un masso pesante dall’anima.
L’ho sempre nominata, in qualsiasi intervista. Ne parlo con chiunque e sapete perchè? Perchè mi manca. Sono passati solo quattro mesi da quando è scomparsa mia zia, ma a me manca come l’aria. Mi manca il sentirla quotidianamente, anche solo al telefono. E quando torno a casa a Ferrara mi manca non sentirla più cantare, parlare con la sua voce squillante, gestire tutto il ménage familiare… mi manca ogni sua singola particolarità. Tanto che per sentirla più vicina, a ogni evento importante indosso qualcosa di suo. Ad esempio, sabato ho indossato la sua collana di perle (se ci fate caso si vede dalle foto).
Per ricordarla tutti i giorni e colmare questo vuoto, ho pensato pure di scrivere un libro e raccontare ciò che è stata per me. Una donna grande. Una grande donna sebbene fosse piccola di statura (e io l’ho sempre presa in giro per questo, affettuosamente). 
Quello che mi ha lasciato è tanta passione per questo mondo chiamato moda. Tanti oggetti che per me rappresentano un tesoro: bottoni, stoffe, rocchetti, un manichino, cartamodelli… insomma il suo mondo.

Un solo flashback: avevo 5-6 anni ed era estate, all’incirca questo periodo.  Io trascorrevo tutte le estati a casa sua oltre che tutte le domeniche dell’anno. Mi portava sempre con lei, ad ogni commissione o uscita per il tempo libero.

Quel giorno andammo da una ragazza che doveva sposarsi a cui stava facendo il vestito da sposa. Era a dir poco bellissimo. Io la osservavo mentre le perfezionava l’abito addosso con spilli e impunture provvisorie. 
In quei momenti mi prendeva in braccio e mi metteva seduta su un tavolo o una sedia. Io stavo buona e attenta come per ammirare un film alla televisione; e nel frattempo muovevo le gambe su e giù. Ad un certo punto ricordo di aver detto: «Vero zia che quando mi sposo lo fai anche a me il vestito?». E lei: «Certo! Facciamo quello più bello come le principesse».
Ritorno alla realtà: nell’ultimo periodo l’ago e filo l’aveva appeso al chiodo, ma a me a settembre sarebbe bastata solo la sua presenza.

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