RACCONTI E PERIPEZIE PER LA STRADA VERSO LA CONDUZIONE// IN PRINCIPIO FURONO MAIL (SENZA RISPOSTA)

È tardi. Stanotte il rumore del vento fa paura: sembrano urla, lamenti, percosse… la tromba delle scale è completamente posseduta. E io sola davanti ad un pc.
Dopo mille mail (o forse di più), inviate a redazioni televisive e radiofoniche, senza nessuna risposta, ho capito che questo non è il modo per comunicare con le suddette. Non è il giusto strumento per dirgli: «Ehi, ragazzi! Sono qui, esisto anche io e vorrei lavorare con voi». Già, esisto ma sembra che lo sappia solo io.
Solitamente non mi abbatto con facilità, ma stavolta sento la bocca impastata di sensazioni cattive. Poi, quando non ho voglia di pensare alla delusione, mi butto nel silenzio: cado in un sonno profondo che potrei battere la signorina Aurora della bella addormentata nel bosco.
Mi risveglio, e sperando che sia stato un brutto sogno, porto le mie ossa davanti al computer. Scrollo le mail inviate che non hanno mai avuto una risposta e penso: cosa vi costa rispondermi che non v’interesso o non c’è posto per me nella vostra redazione? Non è questione di educazione e rispetto doverlo fare? Perchè io, che sono così inutile da non ricevere risposta, a rigor di logica, sono una telespettatrice/ascoltatrice; potenziale o acquisita. E in questo modo non fate altro che allontanarmi dal vostro mezzo. Chi mai vorrebbe seguire qualcuno che ti ha ignorato cadendo nella maleducazione? 
Per correttezza non uso neanche l’account del magazine dove ho la dicitura direttore editoriale, sia mai che qualcuno pensi che voglia usare scorciatoie per ottenere qualcosa! E per la stessa correttezza mi pongo in maniera educata con tutti, anche con chi si è rivelato rozzo e buzzurro. 
Non mi consola sapere che questo trattamento è un male comune a cui sono soggetti tutti coloro che stanno cercando un lavoro, e non semplicemente un posto in redazione.
No, non mi consola per niente!
Sarei più contenta di ricevere la classica mail di cortesia, impostata e inviata automaticamente, con un finto sorriso virtuale e con una finta frase di ringraziamento; ma dove alla fine della corsa, anche lì, non c’è posto per te. Forma contro sostanza. Sostanza contro una forma che poi conta poco.
Sinceramente sarei più contenta di essere considerata e ascoltata, anche solo per un minuto.
Qualcuno mi solleva: «Vedrai, prima o poi arriverà il tuo momento». Già, prima o poi. Ma come diceva John Lennon tutti ti amano quando sei a due metri sotto terra, e io sinceramente, vorrei essere considerata prima del triste viaggio a braccetto con Caronte. 
[continua]

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