LA CATTIVA COMUNICAZIONE

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Credo che ci voglia buon gusto anche nel saper comunicare; soprattutto bene e in maniera efficace. E credo anche che, grazie agli strumenti di comunicazione di massa a nostra disposizione, non si possa più bluffare o lasciare nulla al caso. Esperti della comunicazione, o presunti tali, #sapevatelo!

Oggi ho formulato una domanda sulla mia bacheca facebook. La riporto anche qui e se volete rispondendere lasciate un commento al post:
Secondo voi inviare comunicati stampa a iosa alle fashion blogger (poi sparando nel mucchio senza guardare la qualità dei contenuti), farsi pubblicare il comunicato stampa facendo copia/incolla (anzi pregando di fare copia e incolla) è un modo per fare comunicazione volto alla promozione del marchio?
Io mi trovo su tutti e due i fronti: ricopro il ruolo di responsabile della comunicazione e di blogger; senza dimenticare quello della giornalista. Grazie a questa molteplicità, senza ubiquità, ho notato una caterva di errori su come viene gestita la comunicazione da diversi brand.
Propongo tre pillole, solo tre, che se rispettate eviterebbero l’80% degli errori: un vademecum della buona comunicazione, soprattutto quella volta alle nuove tecnologie. Perchè come ha detto oggi Sconnessa in un twitt (che ho prontamente ritwittato) “in Italia c’è così tanta ignoranza su internet che chiunque sia iscritto a più di due social media è considerato un esperto”!

Il comunicato stampa. Lo insegnano persino nei corsi di comunicazione più scadenti: l’uso del comunicato stampa dev’essere dosato, giustificato e quantificato in relazione alla notizia; da non far uscire dalla posta per ogni aria che tira il vento. Inoltre, aggiungere la dicitura con preghiera di pubblicazione, o ancora peggio, si prega di riportare la notizia senza allontanarsi dal comunicato in oggetto (ergo fai un bel copia/incolla), oltre a farti venir la voglia di non pubblicare niente (come ho sempre fatto), rende l’immagine del brand non democratica. Il comunicato stampa è una notizia fredda, o lo era prima che qualcuno rovinasse questa formula. Chiunque lo riceve, in base a esso, dev’essere libero di scrivere la notizia in base al proprio stile.
Un comunicato con l’ultima dicitura è a dir poco umiliante per chi lo riceve (che sa e vuole scrivere) e poco professionale per chi lo invia.

I rapporti con la stampa e i blogger. Il tessere rapporti è una caratteristica del comunicatore. Posso capire che i contatti sono tanti e a volte sfuggono dalla vista, ma fare un bell’invio generalizzato, senza dare importanza al destinatario è solo controproducente.
Il giornalista, e ancora di più il blogger, desidera sentirsi riconosciuto. La riconoscenza, su tutti i fronti, è un sintomo di fidelizzazione e importanza. Per alcuni aria fritta, ma i ruoli si rispettano. La società è caratterizzata da gerarchie che vanno prontamente riconosciute ove bisogno. Cari miei signori, provate ad inviare una missiva a qualsiasi persona importante senza le dovute cautele e vediamo entro quanto tempo arriverà la risposta. Potreste cominciare a contare i vostri capelli, sebbene ancora nessuno sia riuscito a farlo (stento a credere qualcuno che mi contraddica) e stare ancora ad aspettare.

Il poco interesse ai contenuti. Su quest’aspetto potrei intrattenervi fino all’anno prossimo. E oltre. I contenuti, questi sconosciuti per molti, non sono così interessanti agli occhi dei grandi media strategist. Si, sono d’accordo contano i numeri, la tiratura, le visite (e come acciderbolina volete chiamarli), ma in questi casi faccio sempre il paragone della bella ragazza – con poco sale in zucca – con l’uomo medio (che non è luogo comune, ma un fatto compiuto!).
Qualsiasi uomo medio è attratto dalla bella ragazza dalle forme irresistibili. Pardon, inizialmente attratto… ma dopo dove corrono le sue gambe? Dalla ragazza media, sveglia e con gli attr…., i contenuti. Quest’ultimi pagano sempre e attirano di più, con forza, rispetto all’apparenza; persino nella moda!

Se non è oro tutto ciò che luccica (e qua ce lo metto bene il luogo comune!), perchè vi accontentate del post di presentazione frivolo fine a se stesso? Che sarà pure bello sul momento, che attirerà pure tanto sul momento, ma alla fine cadrà nel dimenticatoio. Come tutti! Ci sono milioni di brand nel mondo  e  comunicare agli altri che esistete, nel modo più sbagliato e scontato, porta solo al disinteresse; a volte anche per ripicca.

Perchè ciò che conta in questi casi, soprattutto quando si parla di comunicazione – quella sana e buona come una mela appena colta dall’albero – è il circuito dei pensieri corretti e formulati altrettanto correttamente. Ho usato la parola circuito che, se abbinata ad un’altra che è aperto, produce un collegamento con resistenza infinita.

E anche se la moda è fatta d’immagine – di pura apparenza – se avessi un brand non vorrei mai farmi rappresentare da un gruppo di persone scelte a caso che non rispecchiano la mia mission. Ma questa è un’altra storia.

15 Comments

  • hip hip urra’ per francesca!!!!!
    Hai perfettamente ragione,ogni volta che ricevo un comunicato simile mi faccio le stesse domande e lo archivio…… fino ad ora non ho ancora trovato nessun brand interessante al punto da pubblicarlo sul mio blog che si sia presentato in questo modo …ci sarà pure un motivo no??^___^ un bacione elena http://www.tuttepazzeperibijoux.com

  • wow!!!tutto fantastico!
    IF U WANT TO VISIT MY BLOG STREET CHIC http://chicstreetchoc.blogspot.com/
    U CAN ALSO FIND ME ON FACEBOOK http://www.facebook.com/pages/Street-Chic/126609910754628

  • Giada scrive:

    Quoto questo tuo articolo, sacro santa verità..mi permetto di aggiungere che per quanto mi riguarda, di comunicati stampa me ne arrivano a bizzeffe ed alcuni di questi, li ho sempre e solo editati a modo e maniera mia sul mio blog, constatato il fatto che si trattasse di un argomento inerente ai miei interessi, gusti e filosofie..che poi piacesse o meno il post alla fine, fatti loro, io lavoro così.
    baci,
    Giada :)

    http://myfashionmode-giada.blogspot.com/

  • Piersandro scrive:

    Il problema è che le agenzie stampa per dimostrare di aver lavorato bene devono riportare al loro partner un buon numero di link a notizie che hanno parlato dei loro prodotti. Le aziende infatti controllano semplicemente il numero, non la qualità del contenuto.

    È la stessa ragione per cui spesso hanno successo siti/blog di merda (lasciami passare il termine) e non altrettanto siti/blog che lavorano sulla qualità. Se consideri che la maggior parte dei lettori si soffermano sul titolo e sulle prime 2-3 righe di ciò che scrivi o che i tre commenti precedenti al mio avevano come principale obiettivo quello di mettere il collegamento al loro spazio personale, capisci che difficilmente il contenuto è il fulcro della comunicazione sul web.

    Per molti basta che si parli “un tanto al chilo” di un argomento e, al tempo stesso, poco importa ciò che scrivi perché saranno davvero pochi quelli che leggeranno davvero il tuo testo. Un saluto da un giornalista che però opera in altri ambiti :)

    • Francesca scrive:

      Piersandro, grazie per essere passato. Il tuo ragionamento non fa una piega e ti quoto in pieno. Il problema è: ma se è vero tutto ciò, quale sarà la nuova frontiera della comunicazione?

    • Piersandro scrive:

      Basta guardare il funzionamento dei social network di oggi: non conta se la cosa che condividi sia o meno interessante, sia o meno intelligente, sia o meno di qualità… conta quante volte viene ricondivisa.

      Di conseguenza la comunicazione del futuro è quella che considero “la comunicazione spazzatura”, basta che se ne parli. Il caso #MeetFS dei giorni nostri è paradossale, Trenitalia non ha invitato giornalisti e/o blogger “di settore” ma “influencer”, ovvero blogger e utenti di social network in base al numero di follower/lettori. Secondo Trenitalia era un’occasione per fare buona pubblicità all’azienda, dato che la maggior parte di questi “piccoli” (ma importanti) influencer si sarebbe sentita gratificata da una selezione del genere.

      Il futuro farà male a noi giornalisti, vedrà troppe voci senza qualità accavallarsi l’una sull’altra facendo a gara per la ricondivisione del contenuto. Al giorno d’oggi, pur di conquistare lettori, non conta l’articolo di qualità ma il numero di “concorsi” (nel 99% dei casi illegali senza autorizzazione ministeriale) che riesci a creare per ottenere visibilità.

      Chi lavora seguendo le regole, la qualità e deciderà di puntare su una redazione solida perderà.

    • Francesca scrive:

      E ti devo dare nuovamente ragione, anche se non vorrei una fine così. Spero che la fine coincida con un altro inizio. Nuovo. Diverso. Fresco. E soprattutto meritocratico.

    • Piersandro scrive:

      Basta guardare le redazioni di adesso: nei grandi quotidiani sopravvivono i “dinosauri” e i giovani sono costretti a lavorare con contratti alternativi e/o pagati ad articolo.

      Io ho avuto la fortuna di diventare professionista seguendo il tradizionale corso del praticantato in redazione, ma quando mi sono presentato all’Ordine la prima volta mi hanno guardato come se fossi stato un albero di mele nel deserto. Quando feci l’esame ricordo che almeno il 90% erano persone che avevano richiesto il praticantato d’ufficio, nessuno aveva seguito i 18 mesi canonici con un contratto giornalistico da praticante.

      E pensi che il futuro possa essere roseo per noi? Sto andando un po’ OT e di questo mi scuso :)

    • Francesca scrive:

      Non stai andando assolutamente in OT. Apprezzo moltissimo i tuoi contributi. Finalmente qualcuno che dice qualcosa fuori dai denti. Quanto ti capisco…

      Io ora sono in una situazione in cui vorrei fare il passo successivo, ma nessuno – e sottolineo nessuno – mi dona la possibilità di farlo. Donare poi non è il verbo giusto, perchè io lavoro (e anche sodo). Dalla mia ho l’esperienza e le capacità, eppure sono penalizzata. In primis perchè sono giovane e poi per altri aspetti, per me, di poco conto.

      Se vuoi approfondire comunque sono qui: francesca.succi@gmail.com :-)
      Con me sfondi una porta aperta!

    • Piersandro scrive:

      Vorresti insinuare che sono vecchio? :P Ho superato da poco la soglia che inizia con il 3… :)

      Il mio indirizzo è il mio nome @gmail.com

      Buon lavoro! :)

    • Francesca scrive:

      Ma ti pare? A me poi piacciono le persone mature (sia caratterialmente che anagraficamente :) E non lo dico per lusingarti, chi mi conosce sa.

      Ok, allora continuiamo questo bello scambio di idee in privato ;-)
      Buon lavoro anche a te!

  • Ilenia C. scrive:

    Sono d’ accordissimo, per quanto riguarda il nostro blog, siamo molto selettive, in genere cestiniamo non sai quante e-mail… Penso che la bravura di una blogger si veda anche in questi casi! Ottimo post cara! Ile

  • Smilingischic scrive:

    Perfettamente d’accordo e non potrei dirlo meglio. Quindi lo condivido! :)

    Perché il mondo delle blogger grazie al cielo non è solo visite e statistiche!!!
    un abbraccio.
    http://www.smilingischic.com

  • ALESSANDRA scrive:

    odio quando mandato comunicati stampa e uno deve copiarli! no comment!
    Alessandra’s Fashion

  • Io non pubblico comunicati stampa, ne ho commentati troppi tutti uguali…e basta!!
    Don’t Call Me Fashion Blogger
    Facebook
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