SMELL, FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’OLFATTO: ODORI OLTRE L’IMMAGINAZIONE

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Come vi avevo anticipato, sabato 26 maggio, ho trascorso la giornata allo Smell Festival. L’articolo più formale e diretto l’ho già pubblicato sul nuovo numero di Telegiornaliste.com e potete leggerlo nella rubrica Cronaca in Rosa. Qui, oltre a linkarvi la mia galleria fotografica, vi scrivo tutte le sensazioni che ho vissuto. Dalla prima all’ultima.
L’arrivo è stato traumatico, il mio treno era in ritardo e ho fatto una corsa dalla stazione fino al Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna che si trova in Strada Maggiore. 
Trafelata come non mai, mi dirigo in biglietteria per ritirare il pass stampa. Avevo il cuore in gola, ma la calma è arrivata con le parole e il modo di fare di Paola Goretti con le sue Calligrafie Olfattive. 

Come ho già scritto nell’articolo, in questo workshop non è stato emanato nessun profumo nell’aria. Paola Goretti ha solo suggerito degli elementi dai profumi inebrianti come il giglio, la lavanda, i limoni, l’oceano e l’erba abbinandoli ad altrettanti inebrianti sapori: quelli delle parole di grandi artisti internazionali. Dopo, ha lasciato spazio a noi di poter scrivere qualcosa sulla base dei suoi suggerimenti. Il mio sui limoni è stato: 
“La limonaia della terrazza del Castello Estense. Uno scorcio di natura nel mezzo della città. Sensibilmente piacevole. Un piccolo angolo di paradiso. Odore di fortezza”.
Sono rimasta affascinata da questa donna. Ragazzi, sentirla parlare è un toccasana per il cuore e la mente. Ha una interpretazione unica. Una dizione fantastica. Le ho chiesto il contatto perchè desidero intervistarla al più presto, e ovviamente, sarete i primi a leggermi. 
Alla fine di questo workshop ho fatto un po’ il giro del museo e mi sono imbattuta in meravigliose interpretazioni artistiche: una cascata di stelle dall’alto e un murales incastonato tra la vegetazione. Dettagli che lasciano il fiato.

Dopo un pranzo con l’ufficio stampa, alcuni giornalisti e parte dello staff, la kermesse è ritornata con il workshop curato dall’organizzatrice del festival: Francesca Faruolo.

In questa sessione abbiamo affrontato il Decalogo dell’educazione olfattiva (elencato nei dettagli nel post precedente). Abbiamo iniziato con la respirazione, lunga e profonda, in estremo silenzio. Poi siamo passati all’associazione dei luoghi con i profumi definendo una vera e propria mappa olfattiva (fatelo anche voi come esercizio!): io ricordo la vaniglia come odore della mamma e della nonna e le loro cucine. L’altro step è stato quello di annusare essenze e definirle, questa volta sul serio! Nell’ interpretarle abbiamo dovuto elencare ciò che rappresentavano per ognuno di noi, come colori e sensazioni.
Francesca Faruolo prima c’ha fatto annusare il profumo del vetiver e poi c’ha dato tre cartoncini prova con il profumo del calamo, lentisco e lavanda.
Le mie sensazioni a riguardo sono state le seguenti: il calamo mi ha ricordato il profumo di un ristorante; il lentisco di una cantina e la lavanda del fresco bucato.

Ho concluso la giornata con Bernard Bourgeois di Osmothèque in Fragranze mai udite (prima parte). Una sessione intensa e un percorso tra i profumi più famosi che hanno aperto nuove strade nel mondo della profumeria.

Qui ho imparato a definire un profumo una grande opera d’arte, un capolavoro. Alcuni profumi sono da rivelarsi tali perchè sono letteralmente e praticamente scomparsi. Inoltre, ogni profumo ha delle qualità essenziali: le radici artigianali; le caratteristiche del profumiere-artigiano artista; le qualità tecniche ed estestiche; la grande singolarità; l’audacia; la bellezza oltre il tempo; la potenza di suscitare pensieri e sogni; la genuinità; la riconoscibilità; la sensualità; la traccia della persona che l’ha creato; la ricchezza e la morbidezza.
Siamo partiti dal primo profumo in assoluto, l’acqua della regina d’Ungheria nel 1370 (che oltrettutto era composto da acqua terapeutica) fino a Chanel n.5, Vent Vert, L’air du Temps, Chanel n.19, Anais Anais, Paris, Beautiful, Trésor, New west for her, L’eau d’Issey, J’adore e tanti altri.
In questa foto potete vedere tutti quelli che abbiamo annusato dalle 16.30 fino alle 18.00.
E dopo aver salutato tutti, sono ritornata a casa inebriata come solo il protagonista del romanzo di Suskind, Il Profumo, poteva essere. 
Ringrazio ancora tutto lo staff che si è rivelato gentilissimo e cordialissimo. Senza di loro questo festival non sarebbe stato così speciale!
Chiudo con questa brevissima intervista che mi sono fatta rilasciare da Francesca Faruolo in un momento di morto e caratterizzato dalla fretta di chiudere per dirigersi da monsieur Bourgeois.

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