PILLOLE FASHION SULLA STORIA DELLA MODA: PIERRE CARDIN

Nell’ultima settimana ho sentito parlare insistentemente della collezione Marni by H&M. Ne ho sentite talmente tante che ci vorrebbe l’esorcista per ritornare ad una concezione equilibrata! 
Scherzi a parte, ciò che volevo spiegare in questo post è che tutte le collaborazioni che stiamo vedendo ora tra brand di un certo livello e market low cost non è qualcosa di nuovo. Assolutamente.

Qualcuno, già prima di Jimmy Choo, Versace, Marni e tanti altri, aveva allacciato collaborazioni con le grandi catene di distribuzione per il posizionamento del prodotto, o di una capsule,  a basso prezzo.

Sto parlando di Pierre Cardin. Siamo negli anni ’50, precisamente nel 1958, e Pietro Cardin (perchè questo è il suo vero nome poichè d’origini italiane), c’aveva visto lungo. Già da allora i cambiamenti della società erano orientati verso il grande consumo. E come stupì tutti provocando una  marea di critiche?
Firmando un contratto con il gruppo La Rinascente, già grande store multimarca, ed alcuni grandi magazzini tedeschi.
Una scelta di marketing azzeccata, controcorrente (se pensiamo che a quel tempo ancora padroneggiavano le grandi boutique) e di livello. Pierre Cardin fu quindi un grande anticipatore dello scenario attuale della moda nazionale e internazionale. Nulla di nuovo davanti ai nostri occhi, ma che, comunque sia, fa sempre parlare, inscenare turpi episodi tra comuni mortali; pur di accaparrarsi abiti o accessori con marchio esclusivo.

Curiosità: tra le tante anticipazioni di Pierre Cardin ci sono anche i gioielli in plastica. Con la collezione del ’67/’68 prêt-à-porter propone un viaggio futuristico tra abiti scultorei e i tanto amati, ora più che mai, gioielli in plastica. 

Come diceva Machiavelli… corsi e ricorsi storici. Pure nella moda!


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