LA MIA E’ UNA GENERAZIONE SFORTUNATA

io
Potevo nascere cinquant’anni fa, quando ai tempi dei miei genitori il mondo del lavoro era meno precario e alla portata di tutti (o quasi). Potevo nascere tra gli anni ’70 e ’80, e sicuramente avrei visto esaudire i miei sogni, le mie aspettative e non sarei stata calpestata come donna e professionista. Potevo nascere un po’ prima per avere un futuro più certo; perchè far parte di una generazione di precari ti fa vivere con il fiato sospeso ogni giorno!
Inizio questo 2012 con una vena pessimistica. La mia rassegna stampa quotidiana è fatta di letture collegate tra i principali giornali nazionali. Quelli che preferisco sono Il Corriere della Sera, La Stampa, La Repubblica e Il Fatto Quotidiano. Leggo ogni giorno notizie più o meno approfondite, contrastanti e che s’incastrano, per fare un punto personale della situazione. Dopo aver letto le notizie di oggi, penso che questo 2012 non sarà facile per nessuno. Perchè se già s’inizia con tagli dei posti di lavoro, attentati ad Equitalia e previsioni catastrofiche, il futuro che si prospetta è veramente grigio. Per non dire nero!
Nero come il mio umore quando penso a quello che sarà di me e dei miei sogni. Nero se ragiono su come vanno le cose: i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri (e attenzione quest’affermazione non rientra più nei luoghi comuni!). 
Nero se vedo ingiustizie figlie del mio tempo; e forse anche di quello passato. A volte mi vergogno di essere italiana, di vivere in un paese che non crede nei giovani e soprattutto non investe economicamente sul loro lavoro. Mi illudo che un giorno possa cambiare tutto, che qualche illuminato prenda in mano la situazione e dia una svolta: una sferzata di coraggio e ottimismo. Pratico. Simbolico. 
Poi ritorno alla realtà: sfruttamento, precariato, meritocrazia zero e tante incertezze. Parole che aleggiano tra di noi e che forse le ricorderemo fino a quando non avremo quarant’anni. E arrivati a quella soglia saremo più consapevoli di non avere lo stesso futuro dei nostri nonni: una pensione. Una retribuzione in grado di farci vivere gli ultimi anni di questa vita. Ma questo lo sappiamo già dai venti, pensa che tristezza.

Un pensiero va anche a chi è stato tagliato fuori, per via della crisi, e si sente emarginato ed escluso dalla competizione degli annunci lavorativi. Rispetto, tanto rispetto per chi ha perso un lavoro dopo una ventina d’anni e ora si ritrova a rimarcare il terreno, il duro terreno, del lavoro. Per cosa? Per sentirsi dire che l’età è troppo avanzata e ora c’è più posto. Perchè se sei troppo vecchio la risposta è negativa. Se sei troppo giovane la risposta è negativa. E allora, se dobbiamo metterla sotto il punto di vista anagrafico, qual è l’età giusta per sfondare e avere un lavoro dignitoso?

E’ chiaro che questa società sta schizzando. E io mi dissocio da tutto ciò che malsano produce. Perchè credo ancora nei valori che hanno fondato questo paese sin dalla sua unione.
Non posso, e non voglio credere, che per noi finirà tutto così. Che saremo costretti a prostrarci a 90 gradi per vivere con qualche centinaio di euro al mese. E non ne faccio solo una questione di soldi, perchè è di questi che si vive, ma anche di realizzazione personale. Di dignità, rispetto e amore. Sempre personale.

Forse sono una visionaria, forse no. Ma io in una situazione così mi sento di dire che la mia generazione è sfortunata.

Se veramente il 2012 è l’anno in cui i Maya hanno preannunciato un cambiamento, allora esorto loro nell’aldilà di fare presto. Correte in nostro aiuto. Perchè il cambiamento è necessario, ora lo è come il pane.

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